Mezanzani, l’ex assessore che difende il recupero della Taglioretti a Fagnano

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Nel riquadro in alto a sinistra l'ex assessore Mezanzani

FAGNANO OLONA – Due anni fa il sindaco Marco Baroffio licenziò l’assessore Simona Mezanzani, “rea” di essersi tesserata con Fratelli d’Italia. E poco dopo arrivarono anche le dimissioni da consigliera comunale. Nonostante tutto, però, oggi è pronta a difendere scelte e obiettivi del piano di rilancio dell’ex manifattura Taglioretti. E lo dice chiaramente: «Io non appartengo più a questa amministrazione e non ho bisogno di difenderne ogni scelta. Proprio per questo posso permettermi di giudicare questo progetto per quello che è: un tentativo concreto di recuperare un’area che Fagnano aspetta da una generazione». Il risultato? «A me piace. Lo considero moderno, ordinato e interessante dal punto di vista architettonico. Oserei dire, quasi milanese. Ma soprattutto rappresenta una prospettiva concreta per un’area che da decenni attende di essere recuperata. Questo non significa pensare che tutto sia perfetto. Un progetto può essere approfondito e, se necessario, migliorato. È normale amministrazione».

Preoccupazioni o problemi?

Una presa di posizione a seguito delle riflessioni condivise dal consigliere di minoranza Fabio Lorusso, capogruppo di Solidarietà e Progresso. Che ha sottolineato la bontà del piano di recupero, mettendo in evidenza quelli che ritiene aspetti da analizzare più approfonditamente. Da qui parte Mezanzani, snocciolando punto per punto i temi principali: «Non per contestare il diritto dell’opposizione di criticare è il suo ruolo ma per distinguere i fatti dalle ipotesi e gli aspetti tecnici dalle valutazioni politiche». Quello che, aggiunge, «non trovo corretto è trasformare preoccupazioni e ipotesi in problemi già accertati».

L’intervento integrale di Mezanzani

Ecco l’intervento completo dell’ex assessore Mezanzani:

Sul tema dei parcheggi, il progetto prevede parcheggi privati pertinenziali a servizio delle nuove residenze e gli standard previsti dovranno essere rispettati. Dire invece che ogni abitazione avrà due automobili, che il parcheggio della scuola sarà insufficiente e che le strade saranno inevitabilmente intasate significa fare una previsione, non descrivere un fatto. L’urbanistica non si fa con le profezie. E se queste erano considerate criticità così rilevanti, il momento per sollevarle era durante il percorso istituzionale, quando il piano è stato esaminato nelle sedi competenti.

Sulle acque meteoriche vale lo stesso principio. La normativa prevede le necessarie verifiche sull’invarianza idraulica e idrologica e sarà il percorso tecnico previsto dalla legge a stabilire l’adeguatezza delle soluzioni. Non c’è quindi oggi nessuna emergenza da certificare sulla base di dichiarazioni politiche. Anche il riferimento ad Amsterdam e al Nord Europa, fatto come commento da un esponente della sua area politica, mi sembra poco pertinente. Guardare ad altre realtà può essere utile, ma Fagnano Olona non è Amsterdam. Abbiamo una struttura urbana diversa, un sistema di trasporto diverso e necessità diverse. Possiamo certamente migliorare la mobilità sostenibile e il progetto già contiene interventi in questa direzione ma amministrare significa costruire soluzioni sulla realtà del proprio territorio.

Quanto al PUT, è certamente buona norma, quando possibile, e su questo ho già espresso la mia opinione, programmare la mobilità prima delle trasformazioni urbanistiche. Ma non esiste alcuna regola per cui, se il PUT non viene approvato prima, dopo non si possa più intervenire. Non è un treno che parte alle 8.30 e poi non passa più. Il PUT può essere elaborato e aggiornato anche successivamente, tenendo conto delle trasformazioni del territorio. Si può discutere politicamente se sarebbe stato preferibile averlo prima; altra cosa è sostenere che dopo non si possa più fare.

E veniamo al PGT, dove la questione è soprattutto politica. Durante il percorso istituzionale, in Commissione e in Consiglio comunale, non sono mancati apprezzamenti e riconoscimenti sul lavoro svolto e su alcune scelte contenute nel Piano. Poi, al momento del voto, è arrivata l’astensione. È una posizione legittima. Ma è anche una posizione politica. E quando durante il percorso si riconoscono elementi positivi e poi si sceglie di non votare né a favore né contro, quella scelta appartiene alla responsabilità di chi la compie. Ed è proprio qui che entra in gioco la memoria amministrativa. Fabio Lorusso non è un osservatore esterno. È stato assessore all’Urbanistica. Ha tutto il diritto di criticare l’amministrazione attuale. Ma proprio per questo è altrettanto legittimo ricordare che l’ex Taglioretti non è un problema nato oggi.

È un’area produttiva dismessa da decenni che non possono essere cancellati dalla memoria amministrativa di Fagnano. Per anni il problema è rimasto sul tavolo. Oggi esiste invece un percorso concreto per recuperare quell’area e restituirle una funzione urbana. Ed è qui che la critica politica deve fare i conti con la storia. Chi ha avuto responsabilità amministrative in passato può certamente spiegare oggi cosa, secondo lui, non funziona. Ma non può farlo come se la storia urbanistica di Fagnano fosse iniziata con l’attuale amministrazione. La memoria amministrativa vale per tutti. Anche per chi oggi fa opposizione. Nessuno sostiene che questa amministrazione abbia fatto tutto perfettamente. Ci sono state scelte discutibili, ritardi e interventi che potevano essere progettati diversamente. Ma raccontare soltanto ciò che non funziona significa offrire ai cittadini una rappresentazione parziale e fare già campagna elettorale. E soprattutto c’è un fatto che, nel dibattito sull’ex Taglioretti, dovrebbe essere centrale: dopo decenni di attesa, oggi esiste finalmente una prospettiva concreta di recupero. Io non appartengo più a questa amministrazione e non ho bisogno di difenderne ogni scelta. Proprio per questo posso permettermi di giudicare questo progetto per quello che è: un tentativo concreto di recuperare un’area che Fagnano aspetta da una generazione. Se ci saranno aspetti da correggere, andranno corretti. Se emergeranno problemi, andranno affrontati. Ma una cosa è certa: non si può chiedere conto a chi oggi prova a risolvere un problema senza ricordare chi, prima, quel problema lo ha lasciato lì per anni.

Perché fare opposizione significa certamente controllare e criticare chi governa. Ma la credibilità politica passa anche dalla capacità di ricordare ciò che si è fatto e ciò che non si è riusciti a fare quando si aveva la responsabilità di amministrare. E la memoria amministrativa non può essere selettiva.

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