Immigrati, la resistenza civile del sindaco

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“Non passa lo straniero” scrive a caratteri cubitali la Lega al raduno di Pontida di domenica 20 settembre. Slogan che non ha bisogno di spiegazioni e che ripropone la linea salviniana contro l’immigrazione. Concetti reiterati con determinazione anche nel tentativo di fermare (inseguire) Roberto Vannacci e la sua cattivissima politica del “pugno di ferro” che, a quanto pare, raccoglie vasti consensi in vista degli appuntamenti elettorali del prossimo anno,  sottraendoli a destra.

Le opposizioni di centrosinistra sostengono che persino il decreto sul tetto agli alunni stranieri nelle scuole, varato in questi giorni dal governo, nasconda l’obiettivo di prospettare un netto argine all’invasione extracomunitaria, in parallelo a Vannacci. Meloni e soci si giustificano con la necessità di operare per l’integrazione di chi è ospite nel nostro Paese. Commendevole obiettivo, perlomeno nelle intenzioni dichiarate. Ma poi succede che, a Genova, la Digos strappi letteralmente uno striscione esposto in una scuola primaria che riporta la scritta “Qui nessuno è straniero”, messaggio altrettanto chiaro che, preso alla lettera, parla appunto di accoglienza e collaborazione.

Integrazione, termine non sempre accettato da buona parte della popolazione, che sospetta una vera e propria occupazione di immigrati nelle città e nei paesi. Un problema, non c’è dubbio, anche a fronte della salvaguardia delle nostre identità, della storia e delle abitudini che ci hanno sempre caratterizzato e ci caratterizzano. E se il governo stabilisce per decreto che a scuola non si va né col burqa né col niqab, che celano il viso di chi li indossa, forse più di una ragione c’è.

Ma l’integrazione è comunque necessaria, alla luce di un fatto: la società è oramai multietnica, non si torna indietro. L’immigrazione va regolata e gestita, non ci piove. Il problema sono le esasperazioni che ne fa la politica, soprattutto quando insegue il facile consenso e parla alla pancia della gente, stimola le paure e la rabbia. Oppure, come il sindaco di Gallarate, Andrea Cassani, suggerisce soluzioni che vanificano il concetto di accoglienza. La sua città ospita una delle maggiori concentrazioni di stranieri della provincia di Varese e dell’intero territorio, motivo di legittima preoccupazione collettiva. Ma la proposta di contrastare il fenomeno con una forma di resistenza civile, boicottando le attività commerciali degli stranieri insediatisi in città, non aiuta di certo la coesione sociale. Aspetto, quest’ultimo, sul quale ha posto l’accento anche il presidente Sergio Mattarella.

Perché poi, a fronte di clandestini e personaggi che disturbano, creano disagi e delinquono, giustamente da rispedire da dove sono venuti, c’è anche chi cerca di inserirsi nella comunità, nel rispetto delle regole e lavora. Chi evita di considerare tutto ciò finisce per semplificare, anzi, per manipolare la questione. Che è complessa, delicata, merita ben altri interventi e, soprattutto, non può essere confusa con l’avversione tout court agli immigrati, fino a sfociare nel razzismo. Che poi Gallarate abbia ospitato nel recente passato il controverso, inquietante remigration summit è soltanto una nota di cronaca che però spiega molte cose. Si può capire quali.

Cassani: «Gallarate invasa da stranieri. Facciamo resistenza civile»

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