Reggio, la rivincita del moderatismo

elezioni reggio moderati
Fabio Roscioli candidato di Forza Italia per il centrodestra ha vinto le suppletive a Reggio Calabria

di Massimo Lodi

Suppletive di Reggio Calabria, per quanto valga una chiacchiera a caldo. Dunque, premessa. Affluenza giù giù, e perciò esito solo in parte rivelatore degli umori popolari. E però, verdetto alla mano: la destra divisa in due sconfigge la sinistra unita. Se lo spirito local si mutasse in umore diffuso, Meloni Tajani Salvini farebbero salti di gioia. Anzi, già li fanno romanizzando il verdetto. Han ragione di farli? Beh, in parte sì. Temevano l’effetto Vannacci al modo dell’Afd germanica, e quest’effetto non c’è stato. Il generale si ferma attorno all’11 per cento, non è la Quota Sassonia di cui comiziava. Però d’un numero comunque importante si tratta, e non tenerne conto pare sbagliato. I salti, meglio un’altra volta.

Piuttosto, la seguente riflessione. Il moderatismo esiste ancora, e liquidarne il valore credendo senza argini l’onda radicale che sta investendo l’Europa è una malaidea, forse addirittura un abbaglio. In ogni caso: dal giudizio di laggiù, sullo Stretto, vien l’indicazione a muoversi più su, nel cuore delle decisioni nazionali, con veduta ampia. Ovvero: tenere nel dovuto conto l’area centrista. Servono a zero le sprintate in zona estrema, vero Meloni/Salvini/Tajani? Serve affidarsi al pragmatismo riformista, qualcosa di concreto in cui possano credere anche quegli elettori che ormai credono a poco o nulla. Il conservatorismo è rivoluzione mite, a esser capaci d’interpretarlo bene.

Ne consegue, guardando alle politiche del ’27. 1) Nessun accordo preventivo con Vannacci, semmai intese nel post, qualora il premio di maggioranza non fosse raggiunto e l’ex parà smilitarizzasse/sbellicizzasse alcuni suoi propositi. 2) Possibile allargamento dell’intesa a tre -FdI, Fi, Lega- ad Azione di Calenda, al quale del resto sono appena andate, e non a casaccio, le congratulazioni della premier. 3) Esca lanciata anche ai residuali centristi, dubbiosi se approdare a sinistra o competere da soli: aggregarsi allo schieramento opposto, no?

A proposito di sinistra. Reggio offriva un’occasione ghiotta, la si è sprecata. Precisamente: non l’han voluta cogliere i reggini. Il che suona male alle orecchie di Schlein, Conte &partners: significa il fallimento d’una proposta rinnovatrice perfino laddove i tifosi della destra erano divisi, e divisi di brutto. Si domanderanno i capi di Pd, Cinquestelle eccetera: cosa abbiamo sbagliato? E non troveranno la risposta. Eccolo, il grave. Non sapersi neppure spiegare il perché d’una débâcle. Aiuterebbe un po’, almeno un po’, l’autocritica. Non tanto a Reggio, quanto a Roma. Se passi il tempo a litigare, tergiversare e rimandare, poi un segno nell’accezione di massa rimane. Ed è un segno negativo. Arrivato per di più a primarie non ancora svoltesi. Figuriamoci se si fossero svolte, frantumando il presunto asse tutto d’un pezzo. E invece a pezzi. Sino a quando?

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