Agatha Christie e il politicamente corretto

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Agatha Christie

di Gian Franco Bottini

Agatha Christie. Pensiamo di non esagerare nel ritenere che moltissimi lettori conoscano, almeno di nome, questa grande scrittrice di gialli; per aver letto una copia dei suoi romanzi(dei molti   milioni venduti nel mondo)  o per aver goduto della visione dei tanti film di successo che dagli stessi  sono stati tratti.

Perchè ne parliamo? Perché, quotidianamente assediati dalle trasmissioni televisive che si occupano della soluzione dei gialli nostrani irrisolti, ci è venuto di pensare cosa ne avrebbe fatto la “signora in giallo” della invadente tecnologia oggi messa in campo in proposito, con quello che appare come il frequente prevalere della stessa sulle umane attitudini .

Vien anche da temere che l’invadente intelligenza artificiale possa arrivare anche in questo ambito  facendo balenare la preoccupante ipotesi che non possa essere lontano il tempo in cui il Giudice possa essere sostituito da un freddo algoritmo, nell’erogazione di quello che dovrebbe essere uno dei di più intangibili pilastri della umana e democratica convivenza: la  Giustizia

Se questa fantasiosa ipotesi dovesse realizzarsi il famoso ragionevole dubbio (quanto di più umano possa esserci!) sul quale si basa l’erogazione della pena, potrebbe  essere legato agli “umori” e alle culture insegnate a una fredda componente tecnologica (magari di origine cinese o americana.) In tal caso,(ma già oggi per la verità), c’è ragione di pensare che  nostra  la A.C. non sarebbe mai esistita (in quanto scrittrice) tale e tanta è la componente umana nei suoi racconti fatti di fantasia, ragionamento, introspezione dei personaggi, indagine sui sentimenti; tutto ciò insomma che si allontana dallo schematismo predeterminato di una “macchina” e dei suoi algoritmi.

I suoi romanzi sarebbero stati ben altra cosa, privati di quella forte componente umana che determina il loro fascino e il loro successo e oggi di A.C. non ci sarebbero le inconfondibili tracce letterarie che  contraddistinguono la sua opera.

Ma a quanto pare a questo dilemma la nostra grande scrittrice era tutt’altro che impreparata se a conclusione di uno dei suoi più noti romanzi,”10 piccoli indiani”, per la prima volta nella sua storia letteraria, ricorse all’avallo delle prove scientifiche per sostenere i risultati della sua inchiesta poliziesca condotta secondo i  tradizionali metodi intuitivi e ragionati.

Un libro di quasi un secolo fa che ha in se un messaggio di assoluta attualità se pensiamo ai vari scandali e scandaletti, di matrice politica, ma soprattutto ai gialloni televisivi tipo Garlasco: “nessuno può sottrarsi al giudizio morale anche quando la legge ufficiale non arriva a punire il crimine”. Un libro da regalare a diversi uomini politici (e anche donne) sorprendentemente graziati nelle aule giudiziarie.

Proprio rispolverando questo messaggio, e volendo rinfrescarci le memorie di quello che fece parte  delle nostre letture giovanili , ci siamo recati in una ben fornita libreria per acquistarne una copia che sostituisse quella della nostra adolescenza,  andata dispersa nei meandri sempre più nebulosi di una oramai lunga vita vissuta.

E qui la prima sorpresa.

Il famoso romanzo 10 Piccoli Indiani  (oltre 110 milioni di copie vendute nel mondo ) non c’è più nei cataloghi di vendita  e il nuovo titolo dell’opera è “E poi non  rimase nessuno”

lI libro era nato  in America negli anni ’90 con il titolo “Dieci negretti” (10 statuette di porcellana protagoniste della vicenda) molto presto tramutato in “10 piccoli indiani” e successivamente in “10 soldatini”.Successivamente, al suo arrivo in Europa (Inghilterra),  il titolo divenne l’attuale “E poi non rimase nessuno”. Spariti i negretti, gli indiani e i soldatini. La curiosità per questo inusuale iter ci è parsa inevitabile ma ancor più le ragioni  dello stesso.

Le motivazioni di tale inusuale iter furono, in ogni cambiamento del titolo, sempre le stesse : evitare termini razziali ed offensivi. Motivazioni a nostro avviso esagerate,  se valutate nei loro contenuti letterali,  ma più comprensibili se si pensa al periodo in cui esse si collocavano: l’incipiente scoppio della seconda guerra mondiale per la quale si rendeva necessario un forte reclutamento di uomini (“carne da cannone”, sia da parte diun’America alle prese con una pesante congiuntura economica, sia da parte di un’Inghilterra alle prese con le problematiche economiche nascenti da una politica colonialista in totale dissolvimento.

Motivazioni, quindi, politico-economiche con una grande ipocrisia nel loro apparente aspetto antirazziale, al fine di ingraziarsi le fasce di popolazione più deboli e destinate ad un arruolamento forzato negli  eserciti da rimpolpare. Una ipocrisia del tutto attuale se si pensa al fenomeno migratorio in atto nel mondo e alle tante ostentazioni  antirazziali, affiancate spesso dalla accondiscendenza per atti di sfruttamento economico  del fenomeno  stesso. 

Chissà se A.C., visto il suo pensiero sul giudizio morale di fronte alla realtà delle cose e dei comportamenti, condivise questo percorso del titolo del suo romanzo; un percorso verniciato di umanità ma nella realtà strumentale  per fini politici ed  editoriali(quindi economici) .  Se la risposta fosse affermativa  sarebbe una gran delusione per i milioni di ex-adolescenti che nella loro gioventù l’Agatha  l’hanno adorata.

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