Letta venerdì 16 ottobre sulla pagina Facebook di Luca Marsico: “Tanto per essere chiari: se qualcuno pensa che io abbia cambiato idea, ha proprio sbagliato a capire”. No, no, caro avvocato: s’è capito benissimo: lei non molla l’osso, resta in gara per la candidatura a sindaco di Varese. A dispetto di chi le rema contro, alla faccia dei sabotatori che si agitano nei partiti di centrodestra del capoluogo, portatori di quel “vorrei ma non posso” attorno a un nome diverso dal suo, che però che non c’è. O, se c’è, non viene speso per timore di bruciarlo.
Di “Marsico Luca” invece si dice, si parla, qualcuno straparla da più di un anno come possibile portabandiera della coalizione che per due mandati consecutivi si è schiantata per Palazzo Estense contro la corazzata messa in piedi da Davide Galimberti, e adesso cerca la rimonta. Ma non trova l’intesa. Marsico potrebbe essere la carta vincente per una serie di motivi, arriva da Forza Italia, è vero, ma è rimasto fuori dai giochi per parecchio tempo. Oggi si dichiara civico, cioè senza appartenenze precise. Immagine pulita, la sua, se non fosse che gli addebitano il fatto di essere socio di studio di Attilio Fontana, il presidente leghista della Lombardia, già primo cittadino di Varese, la cui eredità politica è caratterizzata da alti e bassi nei gradimenti. Attenzione, tra i più critici ci sono proprio i salviniani locali, che temono un’infausta ingerenza su Marsico. Insomma, anche per questo motivo non lo vogliano. Per questo e per le contrapposizioni interne al partito: Fontana, come si sa, è tra i fautori della cosiddeta “ala nordista” che contesta Salvini.
Chi invece non metterebbe ostacoli è Fratelli d’Italia, il principale alleato della Lega. Per Enrico Argentiero, segretario cittadino dei meloniani, non ci sarebbero problemi: “Stimo Marsico, ora serve l’ok anche degli alleati”. Forza Italia compresa, che al momento non si esprime con chiarezza, il partito traccheggia, fa lo gnorri e aspetta. Forse aspetta Godot, o forse ha soltanto bisogno di schiarirsi le idee, non solo sulla candidatura del sindaco di Varese.
Nel frattempo c’è chi lavora a lato, organizza tavole rotonde e confonde le carte. Si tratta dell’associazione Varese sei tu, una sorta di laboratorio culturale e politico alla cui testa c’è un altro avvocato, Sergio Terzaghi. Agli incontri e alle cene del gruppo è sempre presente Giancarlo Giorgetti: il ministro non è uno che si muove per caso. Al netto del fatto che proprio Giorgetti, alla festa leghista di Sumirago, aveva indicato Emanuele Monti come papabile sindaco del centrodestra (candidatura di bandiera?), Terzaghi potrebbe essere una figura di prestigio da spendere al momento giusto. Il problema è capire quando arriverà questo momento. E, se arriverà, quale sarà il gradimento dei Fratelli. Attilio Fontana, intanto, preme per accorciare i tempi; se lo fa in funzione del suo amico/collega Marsico non possiamo saperlo. Immaginarlo, però sì.
D sicuro c’è che il governatore di Palazzo Lombardia preme sul centrodestra varesino. Che, invece, non fornisce nulla di certo. Butta lì qualche nome, a caso o di risulta, chiacchiera molto, probabilmente troppo ma senza costrutto: il candidato sindaco per ora è soltanto virtuale. Un vuoto che non preoccupa di sicuro il centrosinistra, che rimane alla finestra, pronto a calare l’asso (ne ha più d’uno pronto) sulla base delle scelte della controparte di destra. Piano, piano verso le elezioni. Che vedranno in campo anche diversi outsider, alcuni (alcune) senza speranza, altri con velleità di contare qualcosa e anche di più in un eventuale ballottaggio (leggi Futuro Nazionale). Così il centrodestra “aspetta e spera” che, come nel famoso motivetto di arboriana memoria, “prima o poi si avvera”… Il rischio è che si avveri una volta di più a sinistra.
