Il futuro che (non) avremo

società presente futuro

Le tante e gravi emergenze del presente ci impediscono di pensare al domani. Dalla situazione internazionale alle difficoltà di casa nostra è un susseguirsi di guai che condizionano la vita pubblica e privata. Per il governo e per la politica più in generale è un impegno che, questa volta, non può che essere concreto, su fatti altrettanto concreti e preoccupanti. Ci basti ricordare le violenze e i saccheggi di Milano, ad opera di ragazzi e ragazze neanche adolescenti, la crisi energetica e la protesta degli autotrasportatori con le loro sacrosante motivazioni e le conseguenze che derivano per la collettività. Basta e avanza per un attacco d’ansia e anche di più, evitando di citare tutto il resto (il carovita) che ammorba il clima sociale e, senza adeguati interventi, ci espone a un futuro per nulla rassicurante.

Ecco, appunto, il futuro. Come lo stiamo preparando? A Torino, al Festival internazionale dell’economia di Tito Boeri si discute sul tema “Come salvare lo stato sociale”. In altri termini, come sarà possibile garantire il welfare. Le domande a cui rispondere le pone Ferruccio De Bortoli sul Corriere della Sera: “Come paghiamo il costo dei servizi esistenti che, nel prossimo futuro, rischiano addirittura di non essere più assicurati? Quali risorse aggiuntive si potrebbero reperire visto che non è credibile un ricorso infinito all’indebitamento? A quali categorie di beneficiari, non in condizione di indigenza, andrebbe richiesto un modesto contributo per alleggerire il peso collettivo di alcuni servizi? È giusto che gran parte degli italiani non versi un euro per il Servizio sanitario nazionale?”

Aggiungiamo: la nostra classe dirigente saprà fornire sostenibili vie d’uscita per previdenza, salute, istruzione e politiche sociali, in una nazione indebitata, che cresce poco e si avvicina pericolosamente al default? Non ci sembra che quella attuale, fino ad ora concentrata su questioni di fondo, vedi la legge elettorale o liti per le leadership delle coalizioni e nei singoli partiti, abbia i numeri per affrontare e risolvere ciò che si sta disvelando davanti a tutti noi.

Le complessità del presente impediscono una visione o, quanto meno, una prospettiva che garantisca il domani, che si annuncia in tutte le sue difficoltà. Il welfare, certo. Ma c’è qualcuno che ha in agenda il cambiamento climatico e il dissesto idrogeologico del nostro Paese? Non ci pare sia un argomento di prioritario interesse. Eppure non si possono disconoscere i nuovi, devastanti eventi atmosferici che addirittura, anche in questi giorni, modificano la morfologia del territorio e provocano disastri. Un altro, clamoroso motivo di preoccupazione in gran parte disatteso, da qualcuno addirittura negato. Ma in questo caso, come in tanti altri, c’è un altro problema irrisolvibile: la stupidità umana. La quale, com’è facile capire, non depone affatto per la serenità collettiva, soprattutto quando abbonda ai piani alti della società.

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