MILANO – Non si limitavano a eseguire ordini ma erano “pienamente coscienti di aiutare un loro informatore e pusher a liberarsi dei concorrenti nello spaccio, in modo da agevolare la sua attività”. È uno dei passaggi più pesanti contenuti nell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip di Milano nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Milano che sta sconvolgendo il corpo della Polizia locale. Il provvedimento, che estende le misure cautelari ai domiciliari per sei agenti, di cui uno arrestato nella giornata di giovedì 22 ottobre, e dispone il fermo per lo stesso informatore magrebino Ayoub Makkaoui, delinea la gestione sistematica di arresti illegali e verbali falsificati operata da una specifica “squadra” operativa guidata dall’ormai ex commissaria Ilenja Sabato.
Il rapporto di “reciproca soddisfazione”
A riassumere il meccanismo è un’intercettazione del 5 agosto agli atti dell’indagine, in un agente definisce l’alleanza con lo spacciatore come un rapporto di “reciproca soddisfazione”. Dalle microspie emerge una vera e propria inversione di ruoli: era il pusher Makkaoui a impartire “veri e propri ordini” all’ex commissaria, esortandola a condurre perquisizioni più approfondite negli appartamenti occupati dai rivali di piazza segnalati da lui e arrivando persino a criticare l’operato degli agenti quando, a suo dire, si dimostravano incapaci di seguire le sue direttive. In diverse occasioni la funzionaria avrebbe persino fatto accedere l’informatore all’interno delle abitazioni perquisite affinché fosse lui stesso a scovare i panetti di sostanza stupefacente.
Autotassazioni per comprare la droga “esca”
L’analisi delle oltre trenta imputazioni contesta alla squadra la messinscena di interventi ufficiali che non hanno minimamente scalfito il volume dello spaccio in città, servendo soltanto ad eliminare la concorrenza sgradita al loro referente. Durante gli interrogatori di garanzia, l’ipotesi di una catena di comando subita passivamente dagli agenti operativi è crollata di fronte alle ammissioni di alcuni indagati, che hanno rivelato l’esistenza di altri cinque verbali d’arresto del tutto inventati e mai emersi prima. Per un blitz condotto nello scorso maggio, gli appartenenti alla squadra si sarebbero addirittura autotassati raccogliendo contanti tra di loro per acquistare la dose di droga necessaria da utilizzare come “esca” per incastrare il bersaglio di turno.
