Il “salvinometro” tra i leghisti della provincia di Varese: chi sale e chi scende

VARESE – Roberto Maroni diceva che la Lega è un partito leninista, epoca bossiana. Che la situazione sia cambiata con Salvini è ancora da vedere. Ma anche no, dati i presupposti: o con me o contro di me, poche storie. E allora, proviamo a redigere una sorta di “salvinometro” tra i leghisti di maggior peso politico e visibilità della provincia di Varese, così, tanto per capire come sono le posizioni dei singoli all’indomani del congresso di Milano.

ANDREA CASSANI – Sostiene che la lealtà non è sinonimo di silenzio. Il segretario provinciale della Lega ha parlato chiaro al congresso di Milano: bisogna cambiare passo. E lui il passo l’ha fatto: da salviniano convinto a assertore della fronda nordista. Ha avuto coraggio, consapevole che nel barnum leghista, lato Capitano, non c’è molto spazio per le critiche. Su di lui pesa anche l’aver spinto il direttivo locale del partito a scegliere come segretario Massimo Garavaglia.

STEFANO CANDIANI – Parlamentare che nella prima giornata congressuale ha parlato per ultimo, ma tra i salviniani non è affatto all’ultimo posto, anzi. Non a caso ha tuonato contro le polemiche e le critiche degli ultimi mesi. “I panni sporchi si lavano in famiglia” ha detto dal palco, richiamando la necessità di fare fronte unico. Naturalmente al fianco del Capitano. Che di sicuro prenderà atto della chiara attestazione di fedeltà.

ATTILIO FONTANA – Paga lo scotto di essere, con Massimiliano Romeo, uno dei capi della fronda leghista. Chiede che la linea politica lasci la deriva nazionale per tornare al Nord. Soluzione che il congresso, con la rielezione bulgara di Salvini, ha ampiamente negato. Essendo una persona seria Fontana finirà di sicuro il suo mandato di presidente della Lombardia. Ma, da qui in poi, non avrà vita facile nei rapporti coi vertici del partito. E poi?

GIANCARLO GIORGETTI – Scrive di lui Massimo Lodi: “La realpolitik suggerisce un silenzio da palude Brabbia alla sei del mattino”. Immagine azzeccata per il ministro dell’Economia, il leghista di maggior autorevolezza nella compagine di governo. Massimo Garavaglia è nella sua orbita, e Giorgetti al congresso non si è speso troppo per Salvini. E’ rimasto nel vago, nella “palude” appunto. Ma se lui non dice, chi ha facoltà di parlare contro di lui?

MANUELA MAFFIOLI – Parlamentare da pochi mesi, sostiene Salvini, che, a quanto si dice, la tiene in considerazione per l’eventuale candidatura a sindaco di Busto Arsizio. Alla fine del congresso di Milano raccontano che il Capitano l’abbia abbracciata di fronte a tutti. Un gesto che non ha bisogno di essere politicamente interpretato. Per chi, nella sua sezione, la osteggia senza esclusioni di colpi è qualcosa più di un semplice segnale.

EMANUELE MONTI – Consigliere regionale capace di navigare sulle rotte giuste. In questo caso quella tracciata da Matteo Salvini. Giorgetti l’ha indicato come possibile candidato sindaco di Varese, ma lui non ci sta. E di sicuro ha chiesto il sostegno del segretario federale, che, stando ai si dice, non glielo negherà. L’obiettivo di Monti è un assessorato regionale al prossimo giro: se la Lega tiene, terrà anche lui.

ISABELLA TOVAGLIERI – A congresso chiuso ha fatto i complimenti sia a Salvini sia a Garavaglia: Tovaglieri di lotta e di governo. Formalmente sta col segretario, ma c’è chi dice che l’europarlamentare bustocca abbia perso la fiducia del Capitano (e di Silvia Sardone). Lei però smentisce parlando coi giornali che ritiene amici (ah, questi giornalisti che scrivono cazzate! cit.). Predica l’unità, ma nella sua Busto, se non getta benzina nemmeno sembra spegnere gli incendi.

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