A buttare l’occhio ai sondaggi di queste ore, con Fratelli d’Italia sostanzialmente stabile poco sotto il 27 per cento dei consensi, a Giorgia Meloni converrebbe votare domani. O comunque, come profetizza Cateno De Luca, leader di Nord chiama Sud che addirittura indica una data, già a maggio. Senza aspettare la fine naturale della legislatura a settembre. Insomma, la premier e il suo partito potrebbero sfruttare l’occasione di una supremazia elettorale solida da mesi e, possiamo dirlo, nonostante tutto.
Che poi questo “nonostante tutto” favorisca l’intero schieramento di centrodestra rimane da capire. L’area di governo è chiaramente sotto pressione. Non sempre per colpa sua. Lo choc energetico, che ha spinto l’inflazione al 5 per cento (!), dipende in ampia parte dalla situazione geopolitica-economica internazionale, ma l’opinione pubblica fatica a distinguere le responsabilità locali con i condizionamenti di guerre e tensioni in giro per il mondo: le bollette sono alle stelle, il caro carburanti è insostenibile, il carrello della spesa è sempre più vuoto e la qualità collettiva della vita è in caduta libera. Al netto di salari che non crescono al pari dell’inflazione e limitano di molto il potere d’acquisto.
A tutto ciò si aggiungono le proteste giovanili sfociate in disordini e violenze che hanno messo a soqquadro molte città, determinando un teso confronto politico che, al di là delle ragioni e dei torti, non favorisce la distensione. Di più, le proteste di piazza indicano un disagio generalizzato che presuppone massima attenzione dell’intera classe politica. Il presidente Mattarella, nella giornata dedicata al risparmio, chiede che vengano tutelati i cittadini. E il ministro Giancarlo Giorgetti, sottolineando il periodo di burrasca che ha influito sulla manovra finanziaria (“Di prudenza”), si rivolge alle banche: “Siamo tutti sulla stessa barca: se le banche aiutano lo Stato a tenere in ordine i conti pubblici fanno una cosa giusta…”. Ma i destinatari dell’appello non ci stanno, e aprono lo scontro col governo.
Detto ciò, i sondaggi sono una cosa, la realtà del Paese parla di tutt’altro. Giorgia Meloni si dichiara comunque pronta al voto anticipato: ha già avvisato gli alleati. Però c’è un però: le variabili sul pronunciamento della Corte costituzionale attorno alla legge elettorale. L’Alta corte, a cui sono piovuti i ricorsi delle opposizioni, potrebbe introdurre delle correzioni o, addirittura, stravolgere l’impianto della discussa legge. Il clima resta di attesa, a fronte anche delle opinioni e delle esigenze contrastanti sul voto anticipato nello stesso centrodestra. Lega e Forza Italia hanno convenienza ad esporsi già a primavera al giudizio delle urne?
Poi ci sono le opposizioni, ancora impreparate a una qualsiasi consultazione. I segretari del Campo largo, per ora ristretto, annunciano il programma a novembre e le primarie per la scelte del leader a febbraio. Con calma, insomma. Sempre che non siano costretti ad accelerare le loro decisioni in scia alla fretta di una premier che ha tutta l’intenzione di tornare a Palazzo Chigi la prossima volta e al più presto possibile. Obiettivo per raggiungere il quale sembra disposta a tutto, partendo dal no al sostegno dei vannacciani che, in base alle nuove norme elettorali sul premio di maggioranza, potrebbero addirittura rivelarsi decisivi alle urne per il centrodestra.
