di Gian Franco Bottini
Le “gazzette” locali di questi giorni si rincorrono fra loro inseguendo un argomento che per il comune lettore può rappresentare una sorpresa ma, per “chi del mestiere”, è l’attesa risposta ad una latente curiosità, capace di mettere un po’ di sale, là dove brucia, sull’insipida politica nostrana che pare viaggiare su binari a senso unico . Ci riferiamo al ritorno “in piazza”, riemergendo dal recente passato,di personaggi che liquidarli come “vecchi arnesi”, come qualcuno pensa di fare, sarebbe un grossolano errore, foriero di qualche sorpresa a non tutti gradita. Non tanto per i vantaggi che a questo o a quest’altro, con la loro presenza, essi potrebbero portare, ma di contro, per i danni, non sempre valutabili a priori, che la presenza di alcuni loro potrebbero causare.
In un momento nel quale la quasi metà degli elettori diserta il voto, il ritorno in campo, pur nelle diverse forme, di politici non portatori di eccellenti esempi o testimoni di una politica chiaramente più impegnata nel riciclo di se stessa che non a fornire nuove energie di persone ed idee adeguate al mutare delle condizioni, non aiuta certo a dar fiducia ed entusiasmo ai troppi cittadini scettici nel fare del voto la propria arma, fornendo il proprio contributo alla difesa della democrazia. Il tutto ovviamente considerato nel contesto dell’imminente campagna elettorale che prevede il rinnovo di sindaci e Consigli delle città più importati della nostra provincia.
Proprio a questa concomitanza ovviamente si riferivano i vantaggi e i danni dei quali prima parlavamo. Ci riferiamo dunque al riaffacciarsi dal recente passato di personaggi, che per obsolescenza naturale o per ragioni meno encomiabili, erano da tempo spariti dai radar dopo aver ricoperto posizioni politiche anche di livello e che si sono venuti poi a trovare a una certa distanza dalla politica stessa, a volte per conveniente opportunità personale, a volte per obsolescenza naturale, ma comunque quasi sempre senza una gran voglia di restarci là a lungo .
E’ certo che la tipologia dei suddetti personaggi parla di esperienza, parla di proselitismo, parla di bacini elettorali, parla di simboli lontani ma che hanno comunque lasciato le impronte in molti nostalgici estimatori; parla insomma di possibili portatori di voti.
La prima curiosità è se questo loro riaffacciarsi abbia origine unicamente da iniziative personali; cosa del resto assolutamente legittima se considerata nell’ottica di un generoso servizio pubblico . Il più delle volte, però, pare invece una sorta di reclutamento da parte di chi, volendo candidarsi con le stigmate del“ nuovo”, curiosamente non trova il coraggio di farlo senza cercare di attingere alle risorse del “vecchio.”
Cosa non certo nuova, anche se si sperava che in questi tempi effervescenti in molti campi (e di imminenti elezioni locali), anche la politica si desse una mossa nella individuazione di proposte che spiccassero in tema di preparazione, attitudine, qualità personali, appartenenze valoriali e così via, oltre che dimostrare il seppur legittimo desiderio di tutto quanto, (visibilità e qualche spicciolo compresi), che paiono invece essere oggi le maggiori attrattive per interessarsi della cosa pubblica.
Osservando la realtà delle cose invece, nei casting della politica si è, col passare del tempo, dato sempre meno valore al necessario “sapere” (indispensabile per ricoprire conveniente qualsiasi ruolo professionale) e le nuove generazioni politiche pare facciano oramai più riferimento alle informazioni (con la loro discutibile attendibilità) della rete piuttosto che alle segreterie dei partiti, per lo scambio di idee agli insulti sui social anziché al confronto dialogante, alle performance ad effetto piuttosto che all’equilibrio responsabile, agli slogan riciclati anziché alle prese di posizione responsabili, all’apparenza anziché alla sostanza, all’Intelligenza Artificiale piuttosto che al cosi detto marciapiede e alle esperienze di chi le ha precedute.
Se ci dovessimo sbagliare in questo giudizio, il ritorno in campo di tante esperienze(da assorbire o molto spesso da rifuggire!) potrebbe allora acquisire un suo significato e, condivise o meno, sembrare tanto utili al contesto politico che attualmente, con il dovuto rispetto per tutti, non pare essere in grado di rigenerarsi con un ricambio all’altezza delle esigenze del momento. Questo vale soprattutto per il livello locale che dovrebbe rappresentare l’orto dove si dovrebbero sviluppare i teneri virgulti per i Consigli comunali e cogliere i frutti già maturi per le Giunte e gli incarichi di maggior responsabilità.
Per avere buoni risultati però un orto ha bisogno di tre valide componenti. Un terreno fertile, ortolani appassionati e orgogliosi nel migliorare i loro prodotti, dei semi freschi ben predisposti a farsi innaffiare e concimare per crescere. Nell’orto della nostra politica qualcuno di questi elementi si è certamente dimostrato deficitario; da qui la necessità di ricorrere a prodotti di lunga conservazione, per sopperire all’insufficienza della scarsa annata.
