Siamo con Achraf Lazaar (nella foto), uno dei talenti calcistici più emblematici cresciuti sui campi della provincia di Varese, un percorso che da umili origini locali lo ha portato ai vertici del calcio nazionale e internazionale, grazie a impegno costante, disciplina ferrea e una profonda determinazione. Dalle prime esperienze giovanili nei campetti varesini fino alle sfide nei palcoscenici professionistici più prestigiosi, la sua storia incarna il valore di una formazione radicata nel territorio e di un legame indissolubile con le proprie origini. Un esempio vivo di come crescita personale e professionale possano convivere, mantenendo intatte le radici e offrendo ispirazione alle nuove generazioni di sportivi.
Achraf, ripercorrendo i tuoi primi passi nel calcio sui campi di Varese, che tipo di bambino eri, quando hai capito che il pallone poteva diventare un vero obiettivo e quale eredità ti ha lasciato crescere qui, anche dopo aver vissuto piazze come Palermo e Newcastle?
Ero un bambino pieno di energia, sempre con il pallone tra i piedi, per me all’inizio era divertimento puro, libertà totale. Poi, crescendo a Varese, ho capito che non era più solo un gioco con i primi sacrifici veri: allenamenti sotto la pioggia, rinunce agli amici, la fame di migliorarmi ogni giorno. Varese mi ha forgiato le basi solide, mi ha insegnato lavoro duro e umiltà. Vestire quella maglia biancorossa è stata la prima responsabilità vera, e anche dopo Palermo o l’Inghilterra quelle radici restano: è casa mia, la mia identità profonda.
Nel calcio moderno, tra fisici perfetti e velocità estreme, qual è la dote che separa un giocatore qualunque da un campione, e cosa ti ha permesso di resistere nei momenti più duri come infortuni e panchine?
Il carattere, senza dubbio. Tutti corrono forte ormai, ma la testa fa la differenza: lucidità, rimbalzo dopo errori, presenza nei momenti tosti. Il talento lancia, la mentalità vincente tiene lassù. La famiglia su tutto mi ha retto, più la memoria dei sacrifici. Infortuni pesanti, fasi senza minuti, ma ripensavo sempre da dove ero partito: Serie A col Palermo, Marocco in nazionale, nulla gratis. Quella forza spinge avanti.
Che messaggio diresti oggi a un giovane di Varese che sogna il professionismo, unendo sacrificio, umiltà e quel legame col territorio che ti ha portato lontano?
Credici con tutto te stesso, ma preparati ai sacrifici veri. Il sogno è stupendo, ma vuole lavoro quotidiano, disciplina, rispetto assoluto, niente fretta: ogni passo conta. L’umiltà non manca mai. Da un campo di provincia si scala il mondo, come ho fatto io coi miei titoli, i gol spettacolari e l’orgoglio del Marocco.
In chiusura, Achraf, cosa pensi di aver restituito alla tua Lombardia, che per il futuro qual è la “Lombardia che vorresti”
Alla Lombardia ho dato il mio impegno totale, la mia storia, il mio esempio concreto: ho dimostrato che un ragazzo di provincia ce la fa, lavorando in silenzio con sacrificio e tenacia. Dai campi di Varese ho costruito tutto passo dopo passo, Serie B col Palermo FC, campionati in Inghilterra con Newcastle United e Watford FC, due volte Top 11 in Serie A, un gol spettacolare da lontano, e l’onore di rappresentare il Marocco, non solo calcio ma identità e orgoglio profondo. Più dei trofei e dei numeri, ho lasciato un messaggio: da qui si arriva lontano. Vorrei una Lombardia che investa sui giovani talenti con più strutture, percorsi chiari e opportunità vere, una regione orgogliosa delle sue radici ma aperta al mondo. Posso contribuire con la mia esperienza, ispirazione e progetti concreti per i ragazzi: il talento c’è, va solo guidato con cura.
Grazie Achraf per essere stato con noi. Vi diamo appuntamento alla prossima puntata dell’editoriale “La Lombardia che Vorrei” con un altro protagonista della nostra Varese.
Posta elettronica: lombardiachevorrei@gmail.com
