“Anaconda strategy” minaccia cinese per Taiwan

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di Ivanoe Pellerin

Cari amici vicini e lontani, nella mitologia amazzonica l’anaconda è considerata una figura leggendaria legata all’immagine del controllo e della pazienza. La forza dell’anaconda non si esprime nella velocità ma nella capacità di avvolgere e di soffocare la vittima. Nei giorni scorsi Xi Jinping ha mostrato l’’“anaconda strategy”, il metodo con cui Pechino vuole avvolgere, controllare e strangolare la Repubblica di Cina. Ha mostrato al mondo e, ovviamente a Taipei, potenza, capacità, soprattutto minaccia.

Mai prima d’ora Pechino aveva circondato l’isola di Taiwan con un’imponente forza aeronavale di quelle dimensioni: una moderna portaerei, la Liaoning, con navi appoggio d’ogni tipo, per l’esibizione di una possibile invasione, e 153 aerei di cui 111 hanno violato la air defense identification zone. Pechino ha definito queste manovre ‘Joint Sword 2024A’ che nella retorica protocollare e schematica del sistema cinese sta a significare che in futuro ci saranno altre manovre. La causa di questa dimostrazione di forza sono state certamente le parole del presidente taiwanese William Lai che ha osato dire che “…Taipei non dipende da Pechino”. Questo ha suscitato l’irritazione di Xi Jimping che ha simulato un blocco “soffocante” per esprimere forti lamentele e per preparare il mondo a questa possibile realtà. La farsa è stata costruita dalla Guardia Costiera Cinese le cui unità hanno tracciato una rotta simile ad un cuore negli spostamenti attorno all’isola (fotografia/disegno riportata da numerosi giornali occidentali) per affermare simbolicamente la determinazione di Pechino circa l’annessione dell’isola che considera da sempre parte integrante della nazione.

L’idea della “anaconda strategy” è piuttosto vecchia. Ne parlava il generale nordista Winfield Scott durante la guerra civile americana quando pensava di poter strangolare gli stati del Sud tagliando tutte le forniture d’importazione e fermando le esportazioni di cotone. Tale approccio alla guerra non ottenne l’approvazione né dei politici né dei militari. Nell’attualità la Cina con queste “esercitazioni” ha voluto dimostrare di poter isolare Taiwan dal resto del mondo, di poterla davvero soffocare. Al di là di queste manovre, Pechino cerca di escludere l’isola contesa dal sistema internazionale con operazioni di propaganda e con operazioni informatiche disinformative e cerca di normalizzare a proprio vantaggio uno status quo che confermi lo squilibrio tra due mondi distanti e separati solo dalla striscia d’acqua tempestosa dello Stretto.

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Ivanoe Pellerin

Il 14 ottobre, mentre la Repubblica Popolare Cinese circondava l’isola, l’ex presidente taiwanese Tsai Ing-wen teneva un discorso alla ventisettesima edizione del Forum 2000 di Praga intitolata: “Per un ordine mondiale democratico”. È stato il primo viaggio dell’ex presidente taiwanese all’estero da quando ha lasciato il suo incarico e non è un caso che Tsai abbia scelto proprio Praga. Infatti la Repubblica ceca è uno dei paesi europei più vicini all’isola rivendicata da Pechino: una telefonata tra il presidente ceco Petr Pavel e Tsai a gennaio dell’anno scorso scatenò l’ira di Pechino. Il Foglio del 16 ottobre ha riportato il discorso di Tsai che ha accentuato l’irritazione cinese soprattutto quando ha detto: “La democrazia è l’unica scelta per Taiwan”.

Per l’attuale presidente Lai Ching-te, Tsai Ing-wen è la migliore portavoce di Taiwan, All’inizio del suo primo mandato nel 2016, fu subito etichettata come una noiosa “gattara”, poi in poco tempo divenne la “gattara di ferro” di Taiwan contro una Cina sempre più autoritaria e aggressiva. Il 16 ottobre Tsai si è recata a Parigi con un esercizio particolarmente delicato di diplomazia parallela. Infatti non ha avuto contatti ufficiali con il governo francese, ma è stata ricevuta dal cosiddetto gruppo d’amicizia Francia-Taiwan in senato. La Germania e il Regno Unito, che avevano acconsentito alla visita, in un secondo momento hanno fatto un passo indietro. Come potete constatare sono tutti molto prudenti per non irritare troppo il gigante asiatico.

La missione di Tsai Ing-wen è evidentemente rivolta agli europei affinché facciano pressioni sulla Cina al fine di evitare l’invasione militare dell’isola. L’ex presidente ha ricordato che una parte importante del commercio europeo passa dallo stretto di Taiwan e che le aziende del vecchio continente soffrirebbero pesanti conseguenze da un eventuale conflitto. Con abilità politica ha citato i “valori comuni”: libertà, democrazia e diritti umani. Ha ripetuto con insistenza che un fallimento della democrazia a Taiwan sarebbe un fallimento per tutto il mondo democratico. Per parafrasare Lenin, Taiwan è la democrazia più i semiconduttori. Non male per una piccola isola del Pacifico.

La portavoce del ministero degli Esteri cinese Mao Ning ha prontamente criticato l’iniziativa, avvertendo la Repubblica Ceca e i Paesi interessati a rispettare con serietà il principio dell’Unica Cina, la sovranità e l’integrità territoriale della Cina stessa, a non fornire facilitazioni alle forze separatiste in alcuna forma o a fare cose che danneggino le relazioni bilaterali con la Cina”.

Cari amici vicini e lontani, ancora una volta dobbiamo riconoscere che ahimè non è l’Europa a poter dissuadere Pechino da un atto di forza nei confronti di Taiwan ma è la solita America. E gli Usa sanno molto bene che la posta nell’Indopacifico è molto alta. L’AUKUS, l’accordo trilaterale tra UK, Australia e Stati Uniti (definito con l’acronimo delle tre nazioni) con il notevole investimento di 874,2 mld di dollari per poter fornire all’Australia sottomarini a propulsione nucleare, rappresenta un programma di notevole approvvigionamento militare. Con questi sottomarini, più veloci per tempi più lunghi, la marina australiana sarebbe in grado di operare nel Mar Cinese Meridionale fonte in questo momento di grande preoccupazione anche per il Giappone e per le Filippine che l’8 luglio hanno firmato un accordo di difesa bilaterale. I due paesi sono i più stretti alleati indo-pacifici di Washington che vogliono approfondire la cooperazione militare secondo le direttive di un Reciprocal Access Agreement (RAA).

Cari amici vicini e lontani, vi ho molte volte espresso le mie preoccupazioni intorno a questo argomento. La vicenda davvero critica in questo mondo angustiato da molti scenari di guerra, tutti drammatici, sembrano in questo momento l’Europa o il Medioriente ma io penso che nel futuro sarà l’Indopacifico.

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