Beko, il ministro Urso: «Chiesto il piano industriale. Garantire siti e occupazione»

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Nella foto il ministro Adolfo Urso

ROMA – Sulla crisi di Beko, che riguarda da vicino il territorio del Varesotto con il sito di Cassinetta di Biandronno, parla il ministro delle Imprese e del Made in Italy. «Abbiamo chiesto all’azienda di presentare un piano convincente che garantisca i livelli occupazionali in Italia», ha detto Adolfo Urso intervenendo stamattina, venerdì 15 novembre, alla Camera dei Deputati, in risposta ad un’interpellanza urgente (nel video qui sotto l’intervento). Stasera invece la questione approderà in consiglio comunale a Varese.

Il ministro parla alla Camera

«Abbiamo detto alla proprietà di rispondere nel piano industriale a quelli che sono stati i vincoli dell’esercizio del ‘Golden power’ sul mantenimento degli stabilimenti e dei livelli occupazionali – ha detto Urso – così da consentire un confronto che poi in maniera più concreta potrà realizzarsi, nella prossima ed imminente riunione del 20 novembre, sulla base di un piano industriale e, quindi, di un piano di investimenti e, se necessario, anche di ammodernamenti, chiaro e definito». Obiettivo del prossimo incontro è capire le intenzioni di Beko e gli sviluppi previsti in merito ai livelli produttivi e occupazionali.

Migliaia di lavoratori coinvolti

«Siamo riusciti a porre l’azienda nella strada giusta di presentare in maniera chiara ai sindacati, alle forze sociali e produttive dell’indotto, certamente anche ai Comuni e alle Regioni e, quindi, al Governo i loro piani per l’Italia», ha detto Urso. «Parliamo di 4570 lavoratori diretti e migliaia nell’indotto – ha aggiunto – parliamo di un gruppo che era leader, il gruppo Merloni e che fu malauguratamente ceduto a Whirlpool, e allora come forza politica noi criticammo quella cessione. I governi di allora non intervennero e ora ci siamo ritrovati in una condizione in cui il gruppo turco Arcelik è entrato nel capitale».

L’intervento di Urso

Sin da quando l’operazione Beko era ancora nella fase di istruttoria dell’Antitrust europeo, il governo italiano ha operato con avvedutezza e attenzione al futuro dei lavoratori coinvolti. Già nel 2023, analizzando il progetto di fusione con Whirlpool abbiamo, prima di altri, prefigurato potenziali situazioni di crisi legate a sovrapposizioni di stabilimenti in Europa e alla relativa sovrapproduzione, che avrebbero – come poi avvenuto – portato alla chiusura di alcuni impianti nel continente.

Per questo, con l’esercizio della Golden Power, abbiamo imposto significative prescrizioni sulla salvaguardia occupazionale e produttiva in Italia, impegnando il Gruppo a confronto serrato, svolto in accordo con i sindacati e con gli enti territoriali, che prevede l’elaborazione di un piano specifico per l’Italia, scongiurando situazioni simili a quelle registrate recentemente in Polonia, dove due stabilimenti sono stati chiusi con conseguenti 1.800 licenziamenti, e nel Regno Unito, con la chiusura di un impianto.
Adesso l’azienda deve presentare un piano industriale solido e credibile, capace di tutelare i livelli occupazionali in Italia.

Il nostro obiettivo resta quello di promuovere e sostenere, attraverso un dialogo trasparente e costruttivo con tutte le parti coinvolte, ogni iniziativa utile a rendere competitiva la produzione di elettrodomestici nel nostro Paese, garantendo risposte concrete per tutti gli stabilimenti del Gruppo.
Negli ultimi due anni, in tutti i casi sottoposti al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, sono state trovate soluzioni positive: nessun sito produttivo è stato chiuso e ogni criticità occupazionale è stata affrontata e risolta.
Proseguiremo su questa strada.

La replica di Ferrara

All’intervento del ministro Urso è seguita la replica del deputato varesino Antonio Ferrara del Movimento 5 Stelle (qui sotto il video). «Quali sono le condizioni reali che avete posto a Beko? – ha chiesto – il Golden Power non può essere un provvedimento vuoto o, peggio, uno strumento farlocco che non incide né sugli assetti aziendali né sulle quote di mercato». E poi in merito ai fondi annunciati dal deputato Stefano Candiani: «I lavoratori non possono fare affidamento sui “100 milioni” proposti dalla Lega con il cosiddetto “emendamento salva-Beko” alla Finanziaria. Un intervento, mi consenta, che sembra più una cortina di fumo che una soluzione, dato che non chiarisce né l’origine dei fondi né l’esatta destinazione di questi finanziamenti all’interno del settore dei grandi elettrodomestici».

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