BUSTO ARSIZIO – Un nuovo corso di laurea magistrale nel “terzo polo” dell’università dell’Insubria a Busto Arsizio: si intitola “Biologia e sostenibilità” e si svolgerà nella sede dei Molini Marzoli, dove a partire dal prossimo anno accademico è già prevista l’attivazione del corso di laurea magistrale di scienze motorie. «È una proposta di grande attualità – secondo il coordinatore del corso, il professor Bruno Cerabolini, ordinario del dipartimento di biotecnologie e scienze della vita – per l’esordio puntiamo ad attrarre almeno una trentina di iscritti».
ll corso di laurea
Il corso di laurea magistrale (i due anni dopo la triennale) è una novità assoluta che andrà ad arricchire l’offerta per rilanciare il polo di Busto Arsizio dell’ateneo varesino e diversificarne l’offerta formativa. «Si tratta di una nuova laurea magistrale di biologia erogata in lingua italiana – spiega il professor Cerabolini – a Busto c’è già una magistrale di Biomedical Sciences, in lingua inglese e molto più specifica come target, oltre a quella in “Biotechnology for the Bio-based and Health Industry”, anch’essa in inglese, a Varese. Ci siamo resi conti che mancava la biologia “centrale”, centrata sugli organismi. E siccome la sostenibilità in biologia parte dal concetto di organismo, di popolazione e di risorse biologiche, abbiamo pensato che non potevamo non dire la nostra in questo ambito. Anche perché in biologia un organismo è sostenibile o non esiste».
La sostenibilità
Considerato quanto sia attuale e in voga il concetto di sostenibilità – seppure «un po’ abusato», come rivela il coordinatore del corso – è evidente che la nuova proposta punta a fare breccia in quello che Cerabolini definisce «uno spazio culturale molto ampio e aperto». Il nuovo corso, inoltre, «completa l’offerta formativa di biologia dell’Insubria, oltre a garantire anche a Busto un corso su questo tema». Visto che l’attuale offerta prevede la magistrale di scienze ambientali a Como e la triennale di scienze dell’ambiente e della natura a Varese, mentre «Busto su questi argomenti era sprovvista».
I punti di forza
Insomma, il potenziale c’è, ora c’è da attrarre gli iscritti. L’accesso al corso magistrale è libero per i laureati triennali in biotecnologie, biologia e classi equivalenti (tra cui in particolare agraria), mentre è vincolato al possesso di determinati crediti per le altre lauree. Tra gli elementi innovativi del nuovo corso, il Prof. Cerabolini sottolinea, da un lato, «l’inserimento di elementi storici, con corsi come “storia della biologia” e “storia della vita sul Pianeta”, perché è importante riconoscere gli errori commessi nel corso della storia, ma anche chi è a riuscito a vivere in equilibrio con il proprio territorio e le proprie risorse». Dall’altro, «la presenza di attività pratiche», come laboratori ed esercitazioni sul campo, che vanno ad «integrare la conoscenza del metodo scientifico e a favorire lo sviluppo di competenze trasversali e skill utili nel mondo del lavoro», come la capacità di lavorare in team e il “problem solving”.
Le opportunità professionali
Tra gli sbocchi occupazionali possibili, ci sono figure professionali in grado di operare nell’ambito del monitoraggio, conservazione e restauro della componente biologica degli ecosistemi, ma anche della progettazione e gestione dei sistemi produttivi che utilizzano risorse biologiche. Le opzioni vanno dalle aziende che operano nella gestione dei sistemi naturali a quelle impegnate nella riconversione green, fino agli enti che si occupano di problematiche ambientali e di conservazione della biodiversità, e alla libera professione nel campo della gestione e pianificazione della componente biotica dell’ambiente, per finire con la ricerca e sviluppo.
