Operazione “Terre pulite”: c’è anche l’ex parlamentare Cerutti tra gli indagati

Borgomanero Cerutti inchiesta terre pulite
Nel riquadro Giuseppe Cerutti, già sindaco di Borgomanero e parlamentare. Indagato nell'operazione Terre Pulite nega ogni addebito

BORGOMANERO – L’ombra del metodo mafioso, del traffico illecito di rifiuti e delle società intestate a prestanome allunga le sue ramificazioni nel Novarese. E spunta un nome eccellente tra le carte dell’operazione “Terre pulite”, la maxi-inchiesta della Dda di Torino che a luglio ha fatto scattare ben otto arresti tra le province di Novara e del Verbano-Cusio-Ossola.

Nei guai è finito anche Peppino Cerutti, 88 anni, volto storico della politica locale: ex deputato socialista ed ex sindaco di Borgomanero.

Il tassello delle Cave di Romagnano

Al centro del presunto sistema criminale c’è l’imprenditore Pasquale Palamara, ritenuto dagli investigatori legato alle cosche di Africo e pronto a imporre con la forza e le intimidazioni il controllo sul territorio. In questo quadro, la posizione di Cerutti si intreccia con la cessione della Cave di Romagnano, operazione firmata nel settembre 2023 quando l’ex politico ne era amministratore.

Per i magistrati torinesi si sarebbe trattato di una mossa chiave per consentire a Palamara di mettere alla guida della ditta un collaboratore fidato, schermando la proprietà reale per eludere i controlli e agevolare il riciclaggio. L’accusa formale nei confronti di Cerutti è pesantissima: concorso in trasferimento fraudolento di valori.

I precedenti e la posizione dell’ex sindaco

Non è la prima volta che l’ex parlamentare incrocia gli affari della galassia Palamara. Cerutti è infatti già a processo a Milano per il crack pilotato di diverse ditte del movimento terra — tra cui la stessa Cave — con l’imputazione di omesso pagamento dell’Iva per 280mila euro.

Nel nuovo filone torinese, dal canto suo, l’ex sindaco nega ogni addebito e si professa estraneo ai fatti contestati, sostenendo la regolarità delle proprie azioni. Ma gli elementi raccolti dai Carabinieri tratteggiano una rete ben più fitta, su cui gli inquirenti intendo andare fino in fondo per far luce sulle contiguità e sulle coperture che avrebbero facilitato gli affari del clan sul territorio.

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