Ultimo giovedì di gennaio, è il giorno della Giöbia o Giubbiana o Gioeubia o come la si vuol chiamare. E’ il giorno in cui si brucia la strega e, per lunga e contesa tradizione, si mette al rogo il suo fantoccio nell’auspicio che, portandosi via l’inverno, il futuro sia finalmente migliore. Una credenza antica, che sopravvive soprattutto nel territorio varesino, con ampi ritorni nella parte bassa della provincia, a Busto Arsizio e Gallarate. Si tratta di un’usanza identitaria che, negli anni, ha preso altri significati rispetto a quelli che, nelle convinzioni contadine del passato, sostenevano l’evento.
La strega o la vecchia ha spesso le sembianze di personaggi pubblici dati alle fiamme per cancellarne simbolicamente i lati ritenuti negativi del loro agire. I politici sono i primi ad alimentare i falò, tanto che si finisce spesso per attizzare, assieme alle fiamme, anche le polemiche tra le diverse fazioni. Ricordiamo la caciara di qualche anno fa, era il 2018, a Busto Arsizio, quando i Giovani Padani bruciarono l’effige di Laura Boldrini, sollevando un caso nazionale.
Questo per dire che l’appuntamento dell’ultimo giovedì di gennaio si è via via affrancato dalla sola cifra folcloristica per sconfinare anche nell’irritualità del politicamente scorretto. Giusto? Sbagliato? La spinta valoriale odierna è quella che è, vale tutto e niente. Ci si può anche divertire con il rito della strega e le risottate collettive che ne seguono a contorno culinario, ma resta il complicato e preoccupante contesto sociale, nazionale e internazionale. Che trabocca di incendi innescati da una folta schiera di piromani, che non hanno alcuna voglia né di rifarsi alle tradizioni né di scherzare.
Il mondo, dalle singole città agli Stati, è pieno di questi personaggi con i fiammiferi in mano, che appiccano il fuoco senza ritegno, senza pensare alle tragiche conseguenze per i loro simili, né a quanto possa essere devastante il disprezzo delle regole e la rincorsa del potere per il potere. Uno sterminato campionario di roghi che infiammano il globo e persino la nostra Italietta, attraversata da fiamme e fiammelle che la rendono incandescente. Colpa di chi o di cosa, ognuno può dirlo a proprio piacimento. Rimane il fatto che non bastano gli auspici della Giöbia per rasserenarci.
Il rischio è che a falò si sommino falò, che le streghe brucino copiose ma per rigenerarsi subito dopo dentro situazioni di vita sempre più difficili, complesse e pericolose. Contro le quali operano autorevoli, inascoltati pompieri. Uno per tutti: papa Francesco. Portatore di speranza, il pontefice, inesausto promotore di pace, baluardo ai tanti, troppi roghi dei nostri tempi; che la festa della Giöbia o Giubbiana o Gioeubia dovrebbe per paradosso (il fuoco che spegne il fuoco) mitigare, partendo proprio dal fuoco che, in senso figurato, può descrivere un calore intenso, un entusiasmo, una luce, una spinta al cambiamento. Persino in un mondo in fiamme.
