BUSTO ARSIZIO – «Io il mio l’ho fatto, adesso tocca a voi». Nelle parole di don Pino Puglisi, vittima di mafia, c’è la sintesi estrema del messaggio rivolto ai tanti studenti presenti, chi in presenza, chi in collegamento, alla manifestazione Passo dopo passo verso la legalità, la forza della memoria, organizzata nella mattinata di oggi, venerdì 23 maggio, dall’Ipc Verri in collaborazione con la Procura della Repubblica, il Tribunale, l’Associazione nazionale magistrati, l’Associazione nazionale bersaglieri e la fanteria dei bersaglieri “Nino Tramonti – Mario Crosta”.
La mafia uccide, il silenzio pure
Ma una sintesi non renderebbe giustizia alla bellezza, e la parola non è scelta a caso, di quanto ospitato oggi da Busto Arsizio. La manifestazione si è aperta con l’arrivo del corteo dei ragazzi del Verri in largo Giardino, davanti all’ingresso della procura cittadina. «La mafia uccide, il silenzio pure», questo il messaggio sullo striscione che apriva il corteo. Con i ragazzi che hanno sì, ascoltato i messaggi dei magistrati che, ogni giorno, in quelle aule, in quelle stanze, ogni giorno lavorano per garantirla la legalità, ma hanno avuto anche qualcosa da dire. Nel giorno della strage di Capaci, quando furono uccisi Giovanni Falcone, con la moglie e collega Francesca Morvillo e gli agenti della scorta Rocco Dicillo, Antonio Montinaro e Vito Schifani, i ragazzi hanno ricordato i nomi di tutte le vittime di mafia, recitando monologhi con cui hanno dato voce a Peppino Impastato, Emanuela Loi, Rosario Livatino, don Pino Puglisi.
Orgogliosa dei miei ragazzi
Giustamente orgogliosa Maria Cristina Cesarano, dirigente del Verri, che ha portato anche la sua testimonianza: «Porterò i miei ragazzi a Palermo. Ricordo tutto di quel giorno, ricordo la disperazione».
Alla commemorazione in largo Giardino, con cerimonia dell’alzabandiera, deposizione di una corona e messaggi dei ragazzi, oltre ai magistrati hanno partecipato anche il prefetto Salvatore Pasquariello, il vicepresidente della Provincia Giacomo Iametti, i rappresentanti delle forze dell’ordine e delle associazioni combattentistiche e d’arma.
Cultura, legalità e Costituzione

La manifestazione si è quindi spostata nell’aula magna del tribunale di Busto intitolata proprio a Giovanni Falcone e Poalo Borsellino. Qui, in collegamento, c’erano anche gli studenti del Liceo Scientifico “Pietro Ruggeri” di Marsala, del Liceo “Filippo Silvestri” di Portici e dell’ISIS “Guido Tassinari” di Pozzuoli. A introdurre l’evento è stato il sostituto procuratore Massimo De Filippo, presidente della sezione bustocca dell’Associazione Nazionale Magistrati che ha subito parlato di «cultura della legalità. E valori della Costituzione».
Onestà e rispetto degli altri
Quindi è stato il presidente del tribunale Miro Santangelo, dopo un commosso ricordo del giudice Rocco Chinnici, vittima di mafia e inventore del Pool Antimafia di cui fecero parte anche Falcone e Borsellino, a rivolgersi agli studenti: «Oltre a ricordare magistrati, imprenditori sacerdoti, cittadini uccisi dalla mafia, dobbiamo sentire la responsabilità di far sì che quelle morti non siano state vane – ha detto il presidente –. Una responsabilità che si concretizza nell’onestà, nel rispetto degli altri, nel rispetto della legge e prima ancora dei principi etici che la nostra società si è data. In questo modo vivete e trasmettete quel sogno che tante persone uccise dalla mafia non sono riuscite a realizzare. Il tentativo di arginare il fenomeno mafioso non può essere delegato solo a magistratura e forze di polizia». Concludendo che se il giorno dopo l’assassinio di Chinicci avessero chiesto a tutti gli allora giovani magistrati: «Vuoi andare a Palermo? Tutti avremmo risposto sì».
Fare la cosa giusta
Il procuratore della Repubblica Carlo Nocerino ha spiegato perché non vuole definire eroi i magistrati vittime di pace. E non è certo per sminuirne il valore. Ma per dare una lezione concreta ai ragazzi: il procuratore della Repubblica Carlo Nocerino non vuole definire eroi: «Sono persone che fin dal primo giorno hanno rispettato la deontologia professionale e dimostrato onestà intellettuale prima ancora che capacità professionale. Si sono immolati non da eroi, ma da persone perbene. Ed è questo che si chiede a voi, a noi, a tutti i cittadini: rispettare la legalità nei piccoli gesti quotidiani. Rispettarla sempre, così farete sempre la differenza».
Lo stesso invito è arrivato dal vicepresidente nazionale dell’Associazione bersaglieri Antonio Pennino che ha aggiunto: «molte delle vittime erano ancora ragazzi, poco più grandi degli studenti presenti nell’aula del tribunale. A voi non si chiede di andare incontro alla morte, ma di scegliere ogni giorno, ogni istante di ogni singolo giorno, di stare dalla parte della legalità. Di fare la cosa giusta».
Libertà da conquistare
Di libertà ha parlato il giudice del dibattimento penale Rossella Ferrazzi, membro della sezione Bustocca dell’Anm: «Ricordo quel silenzio assordante per le strade che mi ha portato ancora di più a entrare in magistratura. Ieri in quest’aula si è celebrato un processo per estorsione e usura con l’aggravante mafiosa. Le mafie sono cambiate ma sono realtà di oggi. Si infiltrano nella società civile, nella politica. Non c’è onore, vogliono solo soldi. E la violenza non è solo contro i rivali, ma nei confronti di tutti i cittadini. La libertà è una conquista di tutti i giorni da parte di tutti voi. Non dobbiamo essere eroi, ma rispettosi della Costituzione e delle regole. Il male peggiore nella nostra società è l’indifferenza».
Il sindaco di Busto Emanuele Antonelli ha ricordato lo sconforto dopo l’uccisione di Falcone e Borsellino: «Ho pensato “è finita”, ma mi sono risollevato quando, al funerale, le persone si sono fatte sentire. Ci sono voluti anni, ma ci sono stati molti arresti e per fortuna le stragi sono finite». E ai ragazzi ha raccomandato: «Non bisogna morire o essere eroi, ma fare quello che serve per vivere e lavorare nella legalità, avendo a cuore le persone a noi vicine».
