Busto, la Lega e i bambini dell’asilo

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Emanuele Antonelli, sindaco di Busto Arsizio, perde la pazienza con chi critica alcune scelte amministrative, esponenti della Lega o di area che non approvano che si debba pagare una tariffa in un parcheggio pubblico o che i cantieri in città, secondo l’accusa, siano scoordinati. Per Antonelli, uno che non si tiene dentro ciò che pensa, nella Lega ci sono “bambini un po’ ignoranti”.

Siamo al limite dell’insulto, ma non c’è da sorprendersi. Non tanto per la reazione del primo cittadino, che ci ha abituati a sortite verbali senza filtri, quanto per un partito che a Busto si agita più di altri, cercando di apparire ciò che non è: una polveriera pronta ad esplodere. Ma al suo interno, dove dominano velleità personali, primogeniture politiche e leadership autoreferenziali contro le quali nessuno riesce a porre argine. La recente nomina di Manuela Maffioli in parlamento ha funzionato da detonatore per rancori e gelosie che il segretario Alessandro Albani non ha nemmeno provato ad arginare. Anzi.

Vi raccontiamo l’ultima. Al tempo del rimpasto di giunta, la Lega si battè per mantenere i suoi tre assessori, cedendo però le deleghe al commercio e al marketing territoriale, sino a quel momento in capo alla neo onorevole Maffioli. Un compromesso, il depotenziamento assessorile di Maffioli per la quale alcuni suoi compagni di partito avevano chiesto addirittura l’avvicendamento. Il destinatario principale dell’eventuale sostituzione era però Alessandro Albani, responsabile del Bilancio sul quale tutto il centrodestra ha sempre dubitato della sua effettiva competenza finanziaria (di professione fa l’infermiere).

Metabobilizzata quella vicenda, si ripropone ora un possibile rimpasto di giunta sulla spinta delle richieste di Fratelli d’Italia, che anela a un suo assessore per questo ultimo scorcio del mandato amministrativo. E cosa fa la Lega? Sottotraccia offre di nuovo la testa dell’assessore alla Cultura, Lega pronta a rinunciare al terzo assessore senza eccepire: il posto di Albani questa volta è al sicuro. Di più, all’ufficio di Antonelli si sarebbe affacciato anche qualcuno di Forza Italia, per convincerlo a cacciare Maffioli. Chi è costui? Gira un nome. E gira il pettegolezzo che prenderebbe ordini da via Culin.

Scopo di questa manfrina è la candidatura a sindaco nel 2027. Se toccasse alla Lega indicare un candidato, sarebbe naturale proporre proprio Maffioli, che in questi anni ha lavorato con riconosciuto successo sul versante culturale, ottenendo consensi molto ampi in città. Scelta naturale anche per la promozione, in verità inaspettata, a parlamentare, che le conferisce ulteriore autorevolezza. Contro di lei si erge però il muro della sua avversaria Paola Reguzzoni che, affiancata dal remissivo Albani, ha nel proprio carnet politico la stessa candidatura a sindaco.

Legittima aspirazione, ci mancherebbe. Ma, così come appare, lo scenario non depone per la solidità politica della Lega, già in calo di consensi per tutto quello che succede a livello nazionale e, di certo, per nulla apprezzabile alla luce di una incomunicabilità locale sostenuta dai peggiori istinti della politica. Per Emanuele Antonelli, i leghisti sono “bambini un po’ ignoranti” perché criticano il suo operato amministrativo. L’epiteto di “ignoranti” è ingeneroso (chissà qual è in proposito il pensiero del sempre silente Albani), ma certi comportamenti evocano atteggiamenti che nulla hanno a che fare con la politica seria, piuttosto con le ripicche e le cattiverie dei bambini dell’asilo. Il rischio è che se ne accorgano anche gli elettori.

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