Busto, mamme in marcia contro il disagio giovanile. «Non siamo indifferenti»

BUSTO ARSIZIO – «Vogliamo far sentire che c’è una Busto sana che non ha voglia di girarsi dall’altra parte». A parlare è Maria, una mamma di Busto Arsizio che «leggendo i giornali e vedendo l’età di questi ragazzi coinvolti in atti di bullismo» si è semplicemente «chiesta cosa potevo fare». Ed è così che è nato un progetto di contrasto del disagio giovanile che prenderà il via simbolicamente venerdì 11 aprile alle 17 con una camminata silenziosa dietro allo slogan #IONONSONOINDIFFERENTE. In campo anche le associazioni E.va OdV, il Piccolo Principe, Lampi Blu, Mai Paura e la Croce Rossa. «Amo questa città e non ho voglia di andare in centro e aver paura che succeda qualcosa a noi o ai nostri figli» l’appello di Maria. Il corteo avrà come punto di partenza piazzale Bersaglieri, poi percorrerà via Ariosto, via Ugo Foscolo, piazza Trento Trieste, piazza Garibaldi, via Milano e si concluderà in piazza San Giovanni.

Il progetto

Lo dice, da mamma, anche l’assessore all’inclusione sociale Paola Reguzzoni: «Queste mamme non vogliono stare a guardare come quei 10-15 adulti indifferenti o divertiti che si vedono nei filmati durante il pestaggio tra le ragazzine in piazza Garibaldi. Busto è anche una comunità che si sveglia e si fa sentire. Non siamo indifferenti alle esigenze di sicurezza ma nemmeno ad un grido di aiuto di una generazione che ha bisogno di qualche adulto in più e di qualche amico-genitore in meno». Anche perché il problema è trasversale ai quartieri e alle classi sociali – «tocca anche le famiglie perfette» ammonisce l’assessore – e si esprime con varie forme di disagio, che vanno dalla violenza all’autolesionismo e all’isolamento in casa dei ragazzi. Da qui la necessità di avviare un progetto di contrasto e prevenzione dei fenomeni di violenza tra i giovani e del disagio giovanile promosso dalla giunta, con quattro assessori coinvolti. Oltre a Paola Reguzzoni (inclusione sociale) anche Chiara Colombo (educazione e politiche giovanili), Manuela Maffioli (cultura) e Luca Folegani (sport). « La sensibilizzazione ha un senso se ha ricadute concrete – sottolinea Reguzzoni – è una camminata con un punto d’arrivo concreto: un vademecum e un impegno da sottoscrivere con le associazioni».

Il decalogo

Il vademecum è il decalogo presentato da Patrizia Corbo, fondatrice della comunità per i minori Il Piccolo Principe e del progetto Casa sull’Albero, dal 2018 una risposta al disagio giovanile che lunedì verrà presentata alla Camera dei Deputati come modello per affrontare i casi più gravi con una percentuale di successo del 98% certificata dalle università. «Ma quella dell’11 aprile è una marcia delle mamme, più è silenziosa più è potente, poi ci sarà un tavolo di confronto» sottolinea Corbo. «Da mamma e da nonna, mi sento con il cuore grato a voi che vi muovete – dice rivolta alle promotrici della camminata – da questa occasione può nascere una possibilità: magari un garante dell’infanzia a vigilare sulla situazione». Cinzia Di Pilla, coordinatrice del centro antiviolenza di E.va OdV, ricorda di aver «già lanciato allarme sul fatto che si è abbassata la soglia di età di maltrattati e maltrattanti». E Paolo Macchi, per Lampi Blu, fa notare che «questi ragazzi spesso non sono imputabili ma sono educabili. Però non devono farlo le forze di polizia, che con una sola pattuglia sul territorio già fanno fatica a reprimere».

Iniziativa trasversale

«Nessuna scappatoia o giustificazione per chi sbaglia, ma le iniziative per incrementare la sicurezza non sono esaustive – chiarisce Paola Reguzzoni – l’età dei protagonisti di questi episodi non ci permette di gettare la spugna e andare solo su un sistema punitivo. Servono anche strumenti per far sì che questi episodi non si ripetano o non si arrivi a questi livelli di degrado e sofferenza tra i ragazzi». Al suo fianco il vicesindaco delegato allo sport Luca Folegani: «Lo sport è un’alternativa e deve fare la sua parte in iniziative simili». E l’assessore alla cultura Manuela Maffioli: «Anche la cultura c’è e ci deve essere in questo progetto trasversale rivolto ai giovani. C’è con i fatti, con le tantissime proposte culturali per i ragazzi, tra cui soprattutto quelle della biblioteca, che ogni pomeriggio si trasforma in una piazza positivamente animata da loro, che possono svolgere moltissime attività in un ambiente sano e sicuro. La cultura c’è come strumento preventivo e come strumento complementare rispetto all’attività educativa che deve essere svolta in primis dalla famiglia, poi dalla scuola, dalle istituzioni e dalle associazioni. Tutti i ragazzi meritano di essere “visti” e considerati, tutti meritano attenzione per scongiurare che “scivolino” interiormente».

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