BUSTO ARSIZIO – “Le storie straordinarie di Palmira” mostra fotografica dal 3 al 26 aprile nel cortile di palazzo Marliani Cicogna. La fama planetaria di Palmira è legata alla drammatica guerra che, dal 2011, sconvolge la Siria, la sua popolazione e il suo patrimonio culturale. Il sito archeologico, Patrimonio Unesco dal 1980 e ‘sito in pericolo’ dal 2013, è stato devastato da spettacolari distruzioni e utilizzato come sfondo per eccidi di massa nonché per il barbaro assassinio di Khaled al-As‘ad, quasi a voler annientare la memoria del luogo e la sua eredità per le generazioni future.
Il dialogo tra differenti culture
Ma Palmira non merita di essere solo questo nell’immaginario collettivo, perché i suoi monumenti, le sue statue, le sue epigrafi testimoniano storie straordinarie. Storie che parlano di dialogo fra culture assai differenti fra loro e che noi oggi possiamo leggere grazie al meticoloso lavoro di ricerca archeologica condotto per oltre un secolo dagli studiosi di tutto il mondo.
La missione archeologica
Fra questi, vi è la prof.ssa Maria Teresa Grassi, direttore della prima missione archeologica congiunta italo-siriana a Palmira, che ha affidato la ricostruzione del complesso mosaico di voci, sguardi e testimonianze dell’antica città carovaniera al libro “Palmira. Storie straordinarie dell’antica metropoli d’Oriente”.
L’epopea di Palmira
Da esso prende le mosse questa mostra, accompagnando alla scoperta di alcune delle “storie straordinarie” in cui sono racchiuse l’identità e la memoria dei protagonisti dell’epopea di Palmira, dall’antichità ai nostri giorni. Il percorso espositivo spazia dalla pittura, alla scultura, all’architettura, ai reperti archeologici, epigrafici e numismatici esposti nei musei, nelle biblioteche e negli archivi universitari della Siria e del resto del mondo. A queste testimonianze si alternano le fotografie con cui colleghi, collaboratori e allievi hanno voluto ricordare Maria Teresa Grassi.
La mostra omaggio
Un progetto corale, che rispecchia lo spirito dell’antica città, ma che vuole anche restituire la capillarità di questa eredità nel contesto contemporaneo. La mostra è un riconoscente omaggio alla memoria dell’amatissima archeologa milanese, che all’impegno scientifico ha sempre affiancato un’instancabile attività di disseminazione, cui intendono dare seguito gli organizzatori di questa mostra.
