BUSTO ARSIZIO – Si è aperto oggi, martedì 30 giugno, davanti alla Corte d’Assise del tribunale di Busto Arsizio, il processo per l’omicidio di Davide Gorla, il commerciante bustocco di 64 anni ucciso a coltellate nel suo negozio di via Milano il 25 giugno 2025. Sul banco degli imputati c’è Emanuele Mirti, 50 anni, residente a Castellanza, fermato poche ore dopo il delitto e accusato dell’assassinio.
Chiesto il rito abbreviato
In apertura dell’udienza, l’avvocato Roberta Bono, difensore di Mirti, che si è sempre dichiarato innocente, ha riproposto la richiesta di rito abbreviato, sostenendo l’insussistenza dell’aggravante della premeditazione contestata dal pubblico ministero Flavia Salvatore. La Corte d’Assise, presieduta da Rossella Ferrazzi con il giudice a latere Daniele Frattini, ha però respinto l’istanza, ritenendo di non disporre, in questa fase iniziale del dibattimento, degli elementi necessari per valutare la fondatezza dell’aggravante.
Processo a settembre
Nel corso dell’udienza sono state ammesse le liste testi di accusa, difesa e parte civile. Il fratello della vittima si era già costituito parte civile. La difesa, inoltre, non ha prestato il consenso all’acquisizione degli atti d’indagine, scelta che comporta la formazione della prova direttamente nel dibattimento. Il processo è stato quindi aggiornato al mese di settembre.
Il movente economico
Secondo la ricostruzione dell’accusa, alla base dell’omicidio ci sarebbe un movente economico. Gorla era infatti il proprietario dell’appartamento di viale Lombardia, a Castellanza, dove Mirti viveva in affitto. Stando agli accertamenti investigativi, il 50enne avrebbe accumulato un debito di circa 10 mila euro per canoni non pagati.
Accusa e difesa
Tra gli elementi raccolti dagli inquirenti figurano anche le immagini del sistema di videosorveglianza che documenterebbero gli spostamenti dell’imputato. La difesa, tuttavia, ne contesta il valore probatorio, sostenendo che i filmati non siano sufficientemente nitidi e che rappresentino soltanto indizi non concordanti.
L’avvocato Bono aveva inoltre richiamato l’attenzione su alcuni elementi che, a suo giudizio, sarebbero incompatibili con la ricostruzione accusatoria. In particolare, gli accertamenti scientifici eseguiti sull’auto di Mirti, che secondo la Procura sarebbe stata utilizzata per la fuga dopo il delitto, non hanno rilevato tracce di sangue. Un dato che la difesa ritiene significativo, soprattutto alla luce della testimonianza di una persona che ha descritto l’autore dell’omicidio come completamente ricoperto di sangue all’uscita dal negozio. Pur ipotizzando che l’assassino si sia cambiato d’abito dopo il delitto, secondo la difesa sarebbe stato estremamente difficile eliminare ogni traccia ematica, al punto da non lasciarne nemmeno una all’interno del veicolo utilizzato per allontanarsi.
