BUSTO ARSIZIO – Un viaggio che è cominciato alle 16.30 a Milano, per finire alle 20 in stazione a Busto Arsizio: è il pomeriggio travagliato di Pietro Argentieri, disabile costretto su una carrozzina che è rimasto bloccato per almeno trenta minuti una volta sceso dal treno. Il motivo? Un ascensore rotto. Da qui, il duro sfogo che il cittadino ha riassunto in una lettera, spiegando passo passo i disagi affrontati. Fino all’intervento della polizia locale, con gli agenti che lo hanno aiutato portandolo su dalle scale mobili.
Da Milano a Busto
Un viaggio tormentato, che parte da Milano con difficoltà riscontrate fin da subito per rintracciare il capotreno. Il quale, accusa, «non si è preoccupato di dirmi che a Busto Arsizio l’ascensore era fuori servizio». Racconta: «Sono sceso e sono rimasto almeno trenta minuti in stazione, ho dovuto chiamare la polizia locale per farmi aiutare perché Trenord non ha mandato nessuno». Anzi, continua, «dopo che l’ho fatta avvisare da un capotreno, hanno detto che per uscire dalla stazione alle 19.30 – dopo tre ore che giravo in carrozzina – avrei dovuto riprendere il treno per andare alla fermata successiva, cambiare binario e tornare indietro perché sull’altro lato l’ascensore funzionava: una follia totale». Infatti, «al mio rifiuto non è nemmeno sceso qualcuno a chiedermi come stavo. Alla fine ho chiamato la polizia locale e, per fortuna, sono arrivati (anche in poco tempo) e mi hanno portato su dalle scale mobili». Il commento: «Ditemi se è accettabile».
Lo sfogo
Lo sfogo: «Il fatto che più di due disabili su un treno siano un problema, è normale?». Il riferimento va a quanto accaduto poco prima in stazione a Milano, quando è salito sul convoglio («Ho cercato di avvisare il capotreno, ma non sono riuscito a farmi vedere. Una volta salito, ho chiesto ad alcuni passeggeri di avvisarlo. A quel punto, il capotreno è arrivato, arrabbiato, dicendomi che avrei dovuto avvisare perché aveva già altri due disabili sul treno»). La domanda è: «Se, per un imprevisto dell’ultimo momento, un disabile deve cambiare treno, non può farlo? Deve avvisare prima. Ma chi e come? E devo sperare che non ci siano già due disabili sopra? Se arrivo e c’è un treno che posso prendere, devo poter salire come tutti gli altri».
Tutte le domande
Poi, aggiunge, «se l’ascensore si guasta durante la giornata, ovviamente le persone in arrivo da fuori non possono saperlo: ci vuol tanto a mettere un avviso sui convogli in arrivo? E una persona ad aiutare chi resta bloccato?». E ancora: «Visto che non si sa mai dov’è la carrozza disabili (se in fondo o all’inizio), non si potrebbe visualizzare sul tabellone, insieme all’orario e alle fermate, anche la sua posizione?». Ma non solo: «Si può chiedere a un disabile che è in giro da tre ore, per guasti ai treni, di risalire sul treno andare alla fermata successiva per cambiare binario e tornare indietro?». Conclude: «Vi rendete conto – e mi riferisco soprattutto alle associazioni per disabili – che non ci sono quasi più disabili che prendono il treno in autonomia? Io vado tutte le settimane a Milano – una o due volte – e raramente trovo un altro disabile che si muove in autonomia. Nessuno si chiede il perché?».
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