BUSTO ARSIZIO – Lo scorso 9 dicembre fu assolto “per insufficienza di prove” dal giudice del tribunale di Busto Cristina Ceffa. Procura e Comune di Busto, però, non ci stanno e ricorrono in Appello contro la sentenza di primo grado che ha scagionato un agente della polizia locale del comando bustocco dalle accuse di falso, simulazione di reato, truffa ai danni di un ente pubblico e interruzione di pubblico servizio.
Il Comune parte civile
In primo grado l’accusa aveva chiesto una condanna a due anni. Il Comune, costituitosi parte civile con il patrocinio dell’avvocato Riccardo Piga, aveva chiesto un risarcimento pari a 11 mila euro per danni materiali e d’immagine patiti. L’agente aveva denunciato di essere stato aggredito da due ragazzi, con giubbotti arancione e bianco, in via Travelli e di essere stato buttato a terra e picchiato.
L’assoluzione in primo grado
Le indagini subito avviate non avevano però fatto emergere traccia della presunta aggressione. Le telecamere presenti in zona mostravano l’agente che camminava tranquillo e, in secondo battuta, che batteva viso e gamba contro un muro quasi a volersi causare delle ferite. Per contro l’imputato aveva giurato di essere stato aggredito, parlando di angolo cieco non inquadrato dai sistemi di videosorveglianza, e di essersi semplicemente appoggiato ad un muro perché scosso dall’aggressione appena subito. Il giudice aveva assolto in primo grado sposando l’ipotesi angolo cieco. Assoluzione impugnata dal pubblico ministero Susanna Molteni in Appello seguita a ruota dal Comune di Busto che con una delibera di giunta datata 8 gennaio ha già formalizzato la decisione di dare mandato al legale di costituirsi anche in secondo grado tornando a chiedere i danni.
