BUSTO GAROLFO – La mafia a Milano e in Lombardia è un fenomeno radicato da molti decenni, dominato principalmente dalla ’ndrangheta, sebbene vi sia una consolidata coesistenza con Cosa Nostra e la camorra. Le organizzazioni criminali non usano solo la violenza, ma operano come una holding finanziaria infiltrandosi nell’economia pulita, nell’imprenditoria, nel narcotraffico e persino nel tifo organizzato. “Libera-Associazioni, nomi e numeri contro le mafie” invita alla presentazione del libro “Mafia a Milano e in Lombardia” in programma domani, martedì 23 giugno, alle ore 21.00 nella sala civica di Busto Garolfo (via Magenta, 25); saranno presenti gli autori Mario Portanova e Giampiero Rossi, che dialogheranno con Lorenzo Frigerio, referente di Libera Lombardia. L’incontro è patrocinato dal Comune; ingresso libero (nella foto, rappresentanti dell’associazione e sindaci del territorio a Milano la scorsa settimana in occasione dell’udienza preliminare del processo Hydra).
Presenza a braccetto con gli affari
Pubblicato per la prima volta nel 1996, il libro torna in versione ampliata e aggiornata. Un testo fondamentale per chi vuole conoscere e studiare la storia della criminalità organizzata a Milano, nell’hinterland e in Lombardia. Un racconto completo su tutti gli affari e i delitti avvenuti nella città e nella regione più ricche d’Italia. L’arrivo negli anni Cinquanta di ’ndrine e padrini siciliani, i sequestri di persona, la finanza di Sindona e Calvi, l’arresto di Liggio, i gangster, i colletti bianchi del narcotraffico; quindi i quartieri di periferia controllati e militarizzati dai clan; cocaina ed eroina, antichi riti e codici, killer e mattanze. E i maxiprocessi degli anni Novanta; edilizia e appalti pubblici, usura e racket; il caso Dell’Utri e i misteri su Berlusconi. Fino all’economia e alla politica colluse degli anni Duemiladieci – con la colonizzazione delle cosche – e agli inediti mercati offerti nei Duemilaventi grazie a crisi finanziarie e pandemiche, ecobonus, grandi opere, mondo del calcio.
A Milano le mafie parlano ormai con cadenza lombarda e sparano poco. Accade nelle zone del centro, glamour e tecnologiche, come nelle aree emarginate al confine della metropoli. Le ’ndrine possono delegare a organizzazioni straniere; trafficano certo droga, ma investono in aziende, immobili, commercio, sanità, ristoranti, riciclo rifiuti. E per farlo hanno bisogno ancor più di amicizie politiche, istituzionali, amministrative locali. Mafie invisibili, sempre feroci, ma ibridate e mimetizzate nella società e nei business in modo quasi «da non esistere». Se il dominio resta dei calabresi, tutti insieme tramano e colpiscono, in un intreccio di boss emergenti, «capitale storico» di vecchie famiglie, inabissamenti ed emersioni, meno pistole e più conti bancari.
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