In viaggio, in cinquemila a Monte Sole per il ritorno sul palco dei C.S.I.

MONTE SOLE (MARZABOTTO) – Funzionano ancora bene. Caspita se funzionano. Sono saliti in 5mila al Poggiolo di Monte Sole ieri, venerdì 29 agosto. Un vero e proprio pellegrinaggio lungo i tornanti che portano al pratone dove i C.S.I. hanno aperto il tour 2026. Buona la prima, anzi ottima. Questi sei suonatori (Ferretti, Zamboni, Canali, Maroccolo, Di Marco e Magnelli) – più Filippi alla batteria – sono tornati a cantare e incantare quel pubblico che negli anni Novanta è rimasto scioccato dalla morte dei CCCP e folgorato dalla nascita del Consorzio Suonatori Indipendenti, un’araba fenice che portò una ventata nuova e innovativa nel panorama della musica di quegli anni.

Riannodare i fili della storia

Quanti ne sono passati? Tanti, inutili contarli perché chi è stato è stato e poi l’amore non si canta, è un canto di per sé, è testimonianza. E così Giovanni Lindo Ferretti, camicia bianca e saloppetone da allevatore di cavalli più che da cantante post punk, accompagnato dalla voce di Ginevra Di Marco, dal basso di Maroccolo e dalle chitarre di Zamboni e Canali ci mette un niente a riannodare i fili della storia.

Di nuovo, a parte la re-union e tutto quello che seguirà dopo il tour 2026, c’è poco. Ma il pubblico dei C.S.I. per venticinque anni ha sempre chiesto una sola cosa: “Tornate a suonare insieme“. E quindi va bene così.

In viaggio

Sono partiti da casa loro per questo nuovo viaggio. Sono partiti dalla fine. Perché proprio a Monte Sole ci fu l’ultimo live della band diventato un supporto fonografico ormai da collezione. Pubblico chill, meno spigoloso di quello punkettone dei CCCP: al pogo preferisce una birra media. La scaletta, aperta da Noi non ci saremo senza nessun musico sul palco, non regala sorprese ma dispensa la gioia di rivederli tutti insieme lì a ripercorrere canzoni che non hanno subito l’incedere del tempo e che ancora oggi suonano alla grande in mezzo alla spazzatura musicale che domina la scena contemporanea.

E non c’è tempo di fiatare: In viaggio, Occidente, Del Mondo, A tratti. Cantano, suonano e cuciono l’immensa frattura temporale tra quelli che erano (ed eravamo) e quelli che sono (e siamo). Il pubblico apprezza e il palco sente la vibrazione, tanto che dopo un paio di brani il ghiaccio è rotto e Ginevra Di Marco, con un bacio sulla testa rasata di Giovanni Lindo sembra dire: «Funzioniamo ancora, perché abbiamo aspettato così tanto».

La voce di Ferretti graffia ancora, quella di Ginevra Di Marco accarezza, addolcisce, restituisce oro a canzoni che sono già di per sé gioielli eterni. E diventa sublime stilla di emozione nel finale quando la batteria tace, le tastiere pure e salgono al cielo le parole di Montesole con Di Marco che, a tratti, si fa solista. Perla, che il pubblico canta quasi sottovoce per non disturbare e che la luna, limpida nel cielo sereno per tutto il live, sta ad ascoltare.

I C.S.I. chiudono dopo due ore abbondanti di concerto, con tris pazzesco: Matrilineare, M’importa una sega e Buon anno ragazzi. Salutano e lasciano nell’aria domande: “E ora? Dopo il tour della re-union che succederà? Arriverà qualcosa di nuovo-nuovo o si continuerà a viaggiare con la macchina del tempo?”. Chissà, quando in pista ci sono questi sei suonatori, quello che deve accadere accade.

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C.S.I. live Monte Sole – MALPENSA24
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