VARESE – Da Forza Italia all’ingresso nell’Udc di Cesa con l’incarico di responsabile provinciale degli Enti Locali (che verrà affidato dopo l’estate). Passando per Mensa dei poveri, Nino Caianiello, il sistema della decima e il candidato sindaco di Varese e un centrodestra provinciale e varesino, che non vuole né loro né Vannacci «e che ci deve ancora spiegare il perché». Ciro Calemme, braccio destro del Mullah, dopo anni di silenzio (e una vicenda giudiziaria risolta positivamente), durante i quali «con pochi altri, non ho mai tradito la nostra identità» torna a fare politica attiva e gioca a tutto campo.
Calemme, al momento le due novità politiche sono Roberto Vannacci e questa Udc che rinasce a Varese senza (o quasi) gli storici militanti. Da dove partiamo?
«Dal Generale. Vannacci oggi è come Berlusconi nel 1994, o come il Matteo Salvini che ha portato la Lega ben sopra il 30 per cento. E tra i tanti che aderiscono, molti pensano di collocarsi e di poter occupare una posizione».
Lei, dopo essere stato all’incontro con Vannacci a Varese, perché ha scelto di aderire all’Udc?
«Prima di tutto io non mi devo collocare e non sono in cerca di un’occupazione. Secondo, in questo momento i partiti del centrodestra dicono una cosa e ne fanno un’altra. Si veda Forza Italia in Provincia che governa con la sinistra senza che nessun partito batte ciglio e in Comune a Varese finge di fare opposizione a Galimberti. Tutto questo quando invece, ci vorrebbe una linea chiara e ben definita. Terzo, il segretario provinciale dell’Udc Andrea Piazzoli mi ha chiesto, sulla base della mia esperienza, di dare una mano sugli Enti locali. E io ho accettato».
Non è che la sua scelta sia dettata da uno spirito di rivalsa nei confronti di quello che è stato a lungo il suo partito e in particolare dell’attuale classe dirigente azzurra?
«Non scherziamo. È vero che un apicale cittadino di Forza Italia ha definito come fantasmi gli esponenti di Agorà. Ma io ci sono e parlo con i partiti. I fantasmi sono quelli che dicono A e fanno zeta. I fantasmi sono quelli che sono usciti dalla direzione regionale e non hanno nemmeno detto grazie. I fantasmi sono quelli che, quando sono stato assolto, dopo dieci anni, dal processo Aspem reti non hanno detto nulla in qualità di segretario provinciale e da consigliere non ha chiesto quanti soldi pubblici ha buttato Galimberti in quel processo finito con la mia piena assoluzione. Ecco, forse è giusto che io non stia in un partito di fantasmi».
Abbiamo capito…
«E invece no. Quando scoppiò Mensa dei poveri, tutti, come i topi quando arriva l’acqua, sono scappati. In pochi sono rimasti al loro posto. E quando il commissario Caliendo venne in sede e strappò le bandiere come se quello fosse un luogo del malaffare, nessuno difese la bandiera. Guardi non c’è rancore, ma io non posso stare con persone di questo tipo. Non posso stare con chi non ha speso una parola su come è finita Mensa dei poveri».
Secondo lei, perché sono stati zitti?
«Semplice, se avessero parlato avrebbero dovuto farlo per dire che se ne dovevano andare da Forza Italia».
E invece, né Forza Italia, né gli altri partiti vogliono l’Udc al tavolo provinciale e cittadino in vista delle elezioni. Come la mettiamo?
«Il perché mica lo devo dire io. Noi siamo un partito del centrodestra. Come del resto Futuro Nazionale. Sono loro che devono spiegare alla gente perché non ci considerano forze alleate. Detto questo, in Forza Italia Varese qualcuno dice di non sapere nulla, ma il segretario provinciale del suo partito dialoga con il segretario dell’Udc».
Questo ci sembra evidente: nell’Udc c’è lei e alla presentazione c’era anche Nino Caianiello. E Futuro Nazionale nasce a destra, troppo a destra per Forza Italia.
«Ma a Varese, se un vannacciano condivide un progetto amministrativo che problema c’è?».
Caianiello sostiene di aver lasciato la politica. Eppure continua a essere indicato come un punto di riferimento per molti amministratori e dirigenti del centrodestra. Di fatto, sta ancora facendo politica?
«Ancora con sta storia. Io credo che stampa e addetti della politica “vedono” Nino come i comunisti “vedevano” Berlusconi: ovunque. Diciamo invece una cosa che tanti pensano e non hanno il coraggio di dire: se paragono la politica ai tempi di Agorà a quella di oggi dico che Caianiello ha operato bene. Con lui, oggi, certe situazioni non si sarebbero verificate».
Va bene, ma lui ha detto che con la politica ha smesso: anche lui dice una cosa e ne fa un’altra?
«Che significa smettere di fare politica? Tutto è politica: due persone che si confrontano su temi di attualità davanti a un caffè parlano di politica; quando c’è scambio di opinioni si fa politica. Poi c’è chi come me e tanti altri si impegnano nei partiti per dare un contributo alla crescita della propria città e comunità. Mi pare che Nino non stia facendo questo».
Di questo passo arriviamo anche a negare Mensa dei poveri.
«Non si può negare quanto accaduto, ovvero che ci sono stati arresti e un processo. Ma anche sentenze nelle quali tutti i politici sono stati assolti. Mensa dei poveri, lo dicono le sentenze del Tribunale di Milano e della Corte d’appello, si basava su indizi senza prove solide e non era un sistema. Solo casi isolati».
Tutti assolti, tranne Caianiello, o ci sbagliamo?
«Lui ha patteggiato. E qui entriamo nella diatriba tra chi sostiene che il patteggiamento è un’ammissione di colpevolezza e chi la pensa diversamente. Io non mi addentro nella vicenda, ma dico che non ci sono state elargizioni a livello privato. Nino era il vertice del partito e forse ha pagato per questo».
Calemme, il sistema della decima retrocessa a Nino Caianiello c’era o non c’era?
«La decima, ovvero la retrocessione di una percentuale del compenso al partito e per poter fare iniziative politiche non l’ha certo inventato Nino e non è finita con l’archiviazione della Mensa dei poveri. Quel metodo, in politica, c’è ancora. E se fosse un reato bisognerebbe arrestare tutti i parlamentari e consiglieri regionali che girano una quota al loro partito di appartenenza e tutti gli imprenditori che, per libera scelta, decidono di sostenere un partito».
Insistiamo, non ci sembra esattamente la stessa cosa di cui si è parlato a lungo nelle carte del processo che ha azzerato Forza Italia in provincia di Varese. La decima, Caianiello, la chiedeva o non la chiedeva?
«Nessuno del coordinamento provinciale di quel tempo, da Pedroni a Gorrasi, passando per Marsico, mi è mai venuto a dire che Caianiello pretendeva il 10 per cento. Erano scelte volontarie. Pure io, da presidente di Aspem reti, retrocedevo una quota del compenso ad Agorà».
Agorà, appunto. Non Forza Italia
«Per forza, in quel momento il partito a livello locale non aveva né un codice fiscale e neppure un conto corrente. Serviva un’associazione come Agorà sia per sostenere le iniziative politiche, sia per dare una risposta alla gente che iniziava a prendere le distanze dai partiti, ma cercava riferimenti culturali e civici d’area».
Mensa dei poveri è finita (quasi) nel dimenticatoio e (quasi) tutti gli uomini di Agorà o vicini a Caianiello sono tornati in campo: chi in Forza Italia, chi nell’Udc e chi vicino a Vannacci. In politica c’è chi non vuol vedere la realtà, ma resta un dato di fatto, non crede?
«Così è. Quando era aperta la parentesi giudiziaria, tutti, per rispetto di istituzioni, partiti e cittadini, si sono accomodati in panchina. Ora che quelle vicende si sono chiuse hanno scelto in maniera libera e legittima di tornare a impegnarsi per le loro città. Non ci vedo nulla di male».
Veniamo alla politica provinciale. Anche l’Udc ha un candidato da esprimere o convergerete sul nome che uscirà?
«I nomi in campo sono tutti autorevoli: Marsico, Cattaneo, Puricelli. Vedremo».
Se fosse Luca Marsico lo sosterrete nonostante le scelte fatte da lui dopo la mancata elezione in Regione nel 2018?
«Diciamo innanzitutto che il mancato sostegno da parte nostra a Marsico in quel frangente è una leggenda metropolitana. Forza Italia in provincia di Varese ha sempre fatto fatica a eleggere il secondo consigliere e nel 2018 passò, con i resti, solo Angelo Palumbo. Detto questo la linea dell’Udc è quella di sostenere il candidato che verrà scelto in maniera condivisa e spero che anche gli altri partiti facciano lo stesso al primo e soprattutto al secondo turno in caso di ballottaggio».
In campo c’è anche Roberto Puricelli, per lei un amico. Convinto della sua scelta?
(Calemme prima di rispondere sorride). Roberto è un amico ed è uno che non ha mai tradito. Quello che penso della sua scelta di rendersi disponibile l’ho già detto a lui personalmente».
