C’era una volta il medico di famiglia

medici case comunità

Con l’accordo firmato in extremis tra le rappresentanze delle Regioni e quelle dei medici di medicina generale, le case di comunità possono entrare in funzione entro la data limite del 30 giugno. Si tratta di un importante passo avanti per una sanità territoriale finalmente efficiente e funzionale. Nelle intenzioni dei promotori istituzionali dell’ampio progetto, i cittadini dovrebbero trovare presidi di cura e assistenza primaria durante l’intero arco della giornata, in tutti i giorni dell’anno. Una serie di servizi suggellati dalla presenza anche dei medici di famiglia. Tra gli obiettivi c’è lo sgravio degli accessi ai pronto soccorso e agli ospedali. E non è poca cosa, come si può capire.

La Regione Lombardia e, quindi, gli ambiti varesini e dell’Alto Milanese, si presenta all’appuntamento con l’importante traguardo di una casa di comunità ogni 50mila abitanti. L’hanno annunciato nei giorni scorsi in conferenza stampa il presidente Attilio Fontana e l’assessore al Welfare Guido Bertolaso. Una soddisfazione politica e operativa legittima, anche se Bertolaso ha polemizzato definendo l’intesa raggiunta a livello centrale “un pannicello caldo, una scorciatoia” decisa da chi non si occupa “davvero ogni giorno dei problemi del territorio”. Più assertivo Fontana: “La nostra strategia resta chiara e coerente: rafforzare la medicina territoriale, avvicinare i servizi ai cittadini e rendere il sistema sanitario sempre più moderno, integrato e capace di rispondere ai bisogni delle persone”.

Il vero banco di prova sarà tra qualche tempo, con le case di comunità pienamente operative secondo le aspettative di chi le ha pensate e, soprattutto, secondo le necessità di una popolazione, è vero, sempre più esigente ma alle prese con un servizio sanitario che genera disagi, attese, a volte scarsa attenzione verso i pazienti, soprattutto i più fragili, i cronici, insomma, i più bisognosi di assistenza.  Il presidente Fontana parla giustamente di un servizio sanitario sempre più moderno, e ci mancherebbe.

Ma quanto più moderno? Chi è avanti con l’età non può dimenticare le vecchie condotte mediche, dove il “signor dottore” non aveva problemi a raggiungere l’ammalato in sella alla Lambretta, a qualunque ora con qualunque tempo. Erano altri tempi, c’erano altri contesti sociali e normativi, ma pure diverse considerazioni, non solo tecniche e organizzative, anche etiche, della professione. Il medico di famiglia era il medico di famiglia nell’accezione più vera del termine. Punto. Lo sarà ancora confinato nelle case di comunità, vincolato ai protocolli e alla esasperante burocrazia?

Target raggiunto: 8 Ospedali e 29 Case di Comunità nelle province di Varese e Como

medici case comunità – MALPENSA24
Visited 1.323 times, 1 visit(s) today