Derubricare le ultime novità delle inchieste sull’omicidio di Chiara Poggi a Garlasco e per la morte di David Rossi, manager di Mps a Siena, a semplici dubbi è riduttivo. C’è molto più di un dubbio sul merito e sull’esito di indagini che hanno riempito le cronache fin dal 2007, per la vicenda di Garlasco, e dal 2013 per il dichiarato suicidio del responsabile della comunicazione della banca senese. Ci sono sospetti, presunte incongruenze e manipolazioni, probabili depistaggi sfociati, dopo alcuni contrastanti gradi di giudizio, nella condanna di Alberto Stasi a 16 anni e nella originaria convinzione dei magistrati che Rossi decise di togliersi la vita lanciandosi da una finestra.
Ora si scopre, in singolare coincidenza di tempi, che forse i Ris hanno commesso un errore, se di errore possiamo parlare, omettendo di informare inquirenti e avvocati della negatività di dati che avrebbero potuto scagionare il giovane Stasi; e per quanto riguarda Rossi, una ulteriore perizia avrebbe accertato l’omicidio, altro che scelta personale di uscire di scena in quel modo. Scenari investigativi che smentiscono clamorosamente i precedenti.
C’è da restare senza parole, benché si viva in un Paese dove contraddizioni, perplessità, segreti e misteri sostengono una serie impressionante di omissis su cento e cento situazioni, dalle più eclatanti a quelle soltanto all’apparenza minori, tutte da ricondurre all’affidabilità della giustizia. Siamo al nocciolo del problema che i casi di Garlasco e Siena ripropongono in tutta la loro drammatica attualità, proprio perché ad anni di distanza dai fatti.
La pessima sensazione è che in alcune circostanze, che agitano l’opinione pubblica, si debba per forza trovare una spiegazione o, peggio, un colpevole. Si cerca così di calmare le acque, rasserenare la comunità offrendole una via d’uscita rispetto alle sue comprensibili preoccupazioni. Per questo bisogna definire una soluzione che metta tutti d’accordo, magari evitando di rispettare l’imprescindibile concetto giuridico “al di là di ogni ragionevole dubbio”. Succede così che, quasi vent’anni dopo, si ribadisca per voce della Procura di Pavia, promotrice della nuova indagine, che Stasi è con molte probabilità innocente e che il presunto assassino di Chiara sia un altro; e che, a 13 anni dal tragico epilogo per David Rossi, qualcuno l’abbia lasciato cadere, uccidendolo deliberatamente, dal terzo piano della sede della banca in cui lavorava.
Tutto a posto? Neanche per sogno, anche se c’è chi ritiene commendevole il fatto che sia per il delitto di Garlasco sia per il suicidio/omicidio di Siena si stia ancora cercando la verità. Ma è proprio quell’ancora che suscita le perplessità, genera i sospetti e muove alla sfiducia: tanti anni dopo siamo ancora al punto di partenza. In questi come in tanti altri casi. Coincidenza o cos’altro? Come possiamo stare tranquilli?
