Tre corse in programma oggi, 5 ottobre, e tre vittorie: Tadej Pogacar all’Europeo, Adam Yates all’Agostoni e Brandon McNulty nella generale della Cro Race (ultima tappa in volata a Zagabria all’israeliano Oded Kogut che qui aveva colto il successo anche nel 2024).
L’Uae macina record su record. Il team emiratino raggiunge oggi i 90 successi stagionali (senza contare Mondiale ed Europeo corsi da Pogacar in maglia Slovenia). Già polverizzato, e la stagione non è ancora conclusa, il precedente record della Htc stabilito nel 2009: 85. E allora la metà del bottino del team statunitense lo fecero due velocisti, corridori che solitamente almeno a numeri hanno più facilità, per esempio con le tappe, di fare numeri importanti: 23 Cavendish e 20 Greipel. Per la Uae in questa stagione sono andati a segno 20 corridori su 29 e forse anche questo è un record.
Ma torniamo un attimo a Pogacar che una volta di più ha dato conferma di essere un corridore bestiale: 18 vittorie in 48 giorni di corsa, più oltre 11 volte nei primi 3. Escluso volate e fughe è sempre stato in lotta per la vittoria. Un solo, e inspiegabile, giorno nero: quello della crono mondiale quando è stato umiliato da Remco Evenepoel. Il belga, oggi sulle strade francesi, ha dovuto fare una volta di più la piega e accontentarsi dell’argento. Stavolta non c’entra le sella e neppure il meccanico, Tadej per lui è troppo forte. E a proposito di record e curiosità oggi lo sloveno si è divertito a vincere con una fuga in solitario di 75 km, 9 in più della fuga con la quale ha vinto in Ruanda.
La vittoria di Pogacar è anche la conferma che qualcuno in Uec, l’Unione europea di ciclismo, dovrebbe grattarsi la testa e farsi qualche domanda. La scelta di fare un campionato continentale una settimana dopo il Mondiale e su un percorso simile era folle in partenza. Che tre delle quattro maglie più prestigiose (strada e crono, uomini e donne) siano finite sulle spalle di atleti che nella prossima stagione indosseranno quella iridata, quindi non quella vinta in questi giorni in Francia che di fatto sparirà per un anno (unica eccezione per la strada donne), è un “premio” meritato per i geni della Uec.
Intanto oggi sul podio, terzo, è finito Paul Seixas. Sconosciuto al grande pubblico, ma talento cristallino. È francese, ha 19 anni compiuti il 24 settembre, quindi è di tre mesi più “vecchio” di Lorenzo Finn, corre con i grandi della Decathlon e in stagione ha vinto il Tour de l’Avenir ed è arrivato 8° al Delfinato. Potrebbe avere davanti un futuro d’oro.
Intanto, come dicevamo, si sta correndo anche in Italia. Nella Agostoni vittoria di Adam Yates su Canal e Velasco, domani si replica con la Coppa Bernocchi. Partenza da Legnano alle ore 12.20, 191,6 i km di gara e traguardo sempre a Legnano. I primi 35 km si snodano nell’Alto Milanese, su un percorso pianeggiante e veloce, con 3 traguardi volanti a Parabiago, Nerviano e Cerro Maggiore. A Gornate Olona (località Torba) inizia il Circuito della Valle Olona, lungo 16,6 km da ripetere 8 volte. Il circuito comprende le salite di San Pancrazio, Piccolo Stelvio e Caramamma (1,2 km totali), con il gpm. Il dislivello complessivo è di circa 2.100 metri, rendendo il circuito selettivo. Conclusi gli 8 giri, si torna verso Legnano con gli ultimi 25 km pianeggianti e veloci.
Europei, Pogacar domina anche in Francia. Italia quarta nel medagliere
