Ciclista travolto e ucciso a Parabiago, è stato un omicidio: 6 in manette

carabinieri legnano
PARABIAGO – Clamorosa svolta dalle indagini sull’investimento mortale avvenuto lo scorso 9 agosto a Parabiago. I Carabinieri della Compagnia di Legnano hanno dato esecuzione oggi, venerdì 23 agosto, al decreto di fermo, emesso dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Busto Arsizio che coordina le indagini, di 6 persone per il reato di concorso in omicidio aggravato dalla premeditazione nei confronti di Fabio Ravasio (nella foto sotto), 52 anni, originario di Milano e residente a Parabiago.
Fra loro, c’è anche la sua compagna sudamericana, Adilma Pereira Carneiro, 49 anni, dalla quale la vittima ha avuto due figli. Secondo fonti giudiziarie, sarebbe stata proprio lei, insieme a cinque suoi familiari, a ordire il piano in cui ognuno dei complici ha ricoperto un ruolo preciso, con l’obiettivo ultimo di impossessarsi dei beni intestati alla vittima. Nei giorni successivi all’“incidente” sempre la donna aveva rivolto un appello pubblico agli investigatori affinché trovassero chi aveva ucciso il compagno.
fabio ravasio
Quel giorno di due settimane fa, attorno alle ore 19.50 Ravasio, grande appassionato e praticante di sport, stava percorrendo in sella alla propria mountain bike via Vela in direzione di Casorezzo. Arrivato all’altezza della progressiva chilometrica 1,8 fu investito frontalmente da un’auto proveniente dall’opposta direzione di marcia. Dopo aver invaso la corsia opposta su cui procedeva la vittima, la vettura l’ha travolto causandone la caduta e le conseguenti, gravi lesioni da cui è derivato il decesso.

Nessun pirata della strada

In un primo tempo Fabio Ravasio è sembrato vittima di un incidente causato da un pirata della strada, poi datosi alla fuga. Secondo le indicazioni fornite da alcuni testimoni oculari che avevano assistito all’investimento, il veicolo responsabile era una vettura di colore nero che, in seguito all’urto con il guard rail in quel tratto di strada, aveva subìto alcune ammaccature alla carrozzeria e danni al sistema di illuminazione.

Acquisite e visionate le immagini dei sistemi di videosorveglianza stradale, i Carabinieri intervenuti hanno accertato che la vettura aveva una targa con sigla alfanumerica contraffatta. Espletata una ricerca delle targhe associabili al veicolo, i militari agli ordini del maggiore Pietro Laghezza hanno scoperto che una vettura in tutto simile era intestata a una persona che conosceva la vittima.

Auto con targa contraffatta

Concentrate le indagini su quest’ultima e sulle persone comprese nella rete delle sue relazioni più strette, il pubblico ministero Ciro Caramore che coordina le indagini, grazie al lavoro dei Carabinieri della Compagnia di Legnano, ha acquisito rilevanti elementi di prova significativi del fatto che la morte di Ravasio fosse da addebitarsi non a un incidente stradale causato dalla colposa condotta di guida di un ignoto pirata della strada, quanto invece al preordinato e doloso investimento appositamente causato dal conducente della vettura datasi alla fuga.

Omicidio per denaro

Invitate negli uffici della Procura di Busto Arsizio, a partire dalla serata di ieri alcune delle persone oggetto delle indagini (non tutte) hanno reso ampia confessione, illustrando le responsabilità proprie e altrui nella ideazione, organizzazione ed esecuzione dell’omicidio, con indicazione del ruolo svolto da ciascuno. La finalità consisteva nel vantaggio patrimoniale derivante dalla morte del Ravasio. La vettura investitrice è stata ritrovata nell’autorimessa dell’abitazione di uno degli arrestati.

Dopo l’esecuzione del fermo, i sei fra i quali, come detto, la compagna di Ravasio, sono stati messi a disposizione dell’autorità giudiziaria nel carcere di Busto Arsizio.

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