
Nessun pirata della strada
In un primo tempo Fabio Ravasio è sembrato vittima di un incidente causato da un pirata della strada, poi datosi alla fuga. Secondo le indicazioni fornite da alcuni testimoni oculari che avevano assistito all’investimento, il veicolo responsabile era una vettura di colore nero che, in seguito all’urto con il guard rail in quel tratto di strada, aveva subìto alcune ammaccature alla carrozzeria e danni al sistema di illuminazione.
Acquisite e visionate le immagini dei sistemi di videosorveglianza stradale, i Carabinieri intervenuti hanno accertato che la vettura aveva una targa con sigla alfanumerica contraffatta. Espletata una ricerca delle targhe associabili al veicolo, i militari agli ordini del maggiore Pietro Laghezza hanno scoperto che una vettura in tutto simile era intestata a una persona che conosceva la vittima.
Auto con targa contraffatta
Concentrate le indagini su quest’ultima e sulle persone comprese nella rete delle sue relazioni più strette, il pubblico ministero Ciro Caramore che coordina le indagini, grazie al lavoro dei Carabinieri della Compagnia di Legnano, ha acquisito rilevanti elementi di prova significativi del fatto che la morte di Ravasio fosse da addebitarsi non a un incidente stradale causato dalla colposa condotta di guida di un ignoto pirata della strada, quanto invece al preordinato e doloso investimento appositamente causato dal conducente della vettura datasi alla fuga.
Omicidio per denaro
Invitate negli uffici della Procura di Busto Arsizio, a partire dalla serata di ieri alcune delle persone oggetto delle indagini (non tutte) hanno reso ampia confessione, illustrando le responsabilità proprie e altrui nella ideazione, organizzazione ed esecuzione dell’omicidio, con indicazione del ruolo svolto da ciascuno. La finalità consisteva nel vantaggio patrimoniale derivante dalla morte del Ravasio. La vettura investitrice è stata ritrovata nell’autorimessa dell’abitazione di uno degli arrestati.
Dopo l’esecuzione del fermo, i sei fra i quali, come detto, la compagna di Ravasio, sono stati messi a disposizione dell’autorità giudiziaria nel carcere di Busto Arsizio.
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parabiago ciclista investito carabinieri – MALPENSA24
