VARESE – Soggetti smarriti. Mille storie cadute dall’alto è l’ultimo libro (Editore Macchione) di Gianni Spartà. Coincide con un traguardo importante, 50 anni di iscrizione all’albo dei giornalisti professionisti, ed è il ritratto di un’epoca di cui l’autore è stato testimone e narratore come ha dimostrato con le biografie di Giovanni Borghi, Mister Ignis (che ha ispirato un film della Rai), di Giuseppe Zamberletti, La luna sulle ali , di Salvatore Furia, Pensieri Positivi
Nella prefazione Giangiacomo Schiavi, firma del Corriere, scrive che “… Soggetti Smarriti si può considerare un atto d’amore per il giornalismo di gambe, di testa e di cuore, quello che oggi annaspa un po’ smarrito nella palude dell’informazione conformizzata”. Suggestivo il retroscena del libro: si è spezzato uno scaffale di legno sul quale giacevano da anni faldoni impolverati e ha scaricato a terra 63 chili di fogli archiviati: le tessere di un puzzle da costruire per farne il quadro di un’epoca, grosso modo mezzo secolo.
“Non è un pretesto narrativo, ma la verità”, dicel’autore. “Ai pugili danno dieci secondi per rialzarsi dal tappeto, io mi sono è concesso dodici mesi, da novembre a novembre, per scrivere Soggetti Smarriti”. Mille storie in equilibrio precario su una tavola si sono rivelate la sceneggiatura di un romanzo con protagonisti in carne e ossa: il mafioso che disonora il padre pur di consegnare alla legge cento assassini; la bella attrice rovinata dalle luci rosse e dalla droga; un commissario senza pistola nella Milano della mala; il tassista di Belgrado davanti a un edificio bombardato da caccia italiani; i ritratti di presidenti della Repubblica, ciascuno figlio del suo tempo, il partigiano, il picconatore, il patriota, il riabilitato, fino alla doppietta di Mattarella.
Dal presente delle guerre e della dittatura degli algoritmi, al passato spensierato ma non privo di
errori, orrori, miopie. Da Berlusconi a Pertini, da Vannacci a Catenacci, da Craxi a Pietro Anastasi e Gigi Riva, da Rosita Missoni a Mia Martini, da Roberto Gervaso e Montanelli fino alla scoperta dell’ultimo letto del duce e Claretta, infine da Biagi alla Dama Bianca. Perché seguire un ordine cronologico? La memoria rifiuta viaggi organizzati. E con i suoi lampi è la migliore regista.
