Mario Cipollini è tornato. Re Leone is back. Dopo un lungo periodo che lo ha provato molto sia fisicamente sia moralmente il grande velocista toscano torna a far sentire la sua voce sul ciclismo.
Mario usa un post sul suo profilo Instagram (@mario_cipollini) su una questione di cui in questi giorni si parla. Il francese Jerome Pineau nelle settimane scorse aveva proposto di far pagare il biglietto nelle gare di ciclismo, per esempio sull’Alpe d’Huez che nel 2026, al Tour, sarà protagonista di un doppio passaggio. Proposta subito stroncata dal presidente dell’Uci, David Lappartient. Avrebbe dovuto essere una pietra tombale, invece in Italia Filippo Pozzato l’ha rilanciata. A spalleggiarlo l’amico di sempre, Paolo Bettini. “Far pagare un biglietto per vedere le gare è vitale. In cambio forniamo anche dei servizi come musica e maxischermo. Dobbiamo mettere da parte il romanticismo del ciclismo. Per noi è un lavoro e si lavora per soldi”, la sintesi del discorso.
Niente di nuovo, per la verità. Lo si faceva già negli anni Settanta nei circuiti post Giro. Lo fanno su alcuni tratti dei muri del Fiandre e in alcuni circuiti post Tour. È stato fatto, con molto minore successo, anche sulla salita della Tisa alla Veneto Classic, la gara organizzata da Pozzato.
Cipollini tu cosa ne pensi?
“Ho ascoltato alcuni miei ex colleghi i quali sostengono che il ciclismo a pagamento sarebbe un’evoluzione. Io la vedo diversamente, credo che il ciclismo si basi soprattutto sul rapporto tra ciclista e tifoso, sulla popolarità e su basi estremamente semplici. Però faccio parte dei vecchi, di quelli datati, non sono un visionario (sorride, ndr). E poi in realtà non so neanche oggettivamente a cosa si riferiscono i miei colleghi sul ciclismo a pagamento”.
Nel tuo video fai un discorso interessante sul “bene comune”.
“Le corse sfruttano un bene comune, le strade. Strade che, per gli avvenimenti di maggior rilievo come per esempio il Giro, vengono anche sistemate, rifatte, ri-asfaltate. Le strade e tutti quelli che sono i vari passaggi sono, tra virgolette, un bene comune. In alcuni casi ‘invadiamo’ anche la libertà di altri, perché non a tutti interessa il ciclismo. Non sono appassionati di ciclismo. Eppure anche loro si devono adeguare, magari fermandosi per lasciar passare una corsa o non potendo fare un determinato percorso perché si trovano la strada chiusa per ore. Non nascondiamolo, in alcune circostanze il ciclismo crea problemi a molto per la gioia di pochi”.
C’è chi sostiene che in quasi tutti gli sport si paga un biglietto.
“Non credo che il ciclismo possa essere paragonato al tennis, al calcio, alla MotoGp, alla Formula 1, a tutte questi avvenimenti che tra l’altro sono organizzati all’interno di strutture che fanno parte di un sistema, non dico privato, ma di un sistema. Per fare passare una corsa, per avere una tappa, le istituzioni pagano già o, come minimo hanno spese importanti da affrontare. Quanto costa per esempio mettere in sicurezza una città per l’arrivo di una tappa del Giro? Centinaia di migliaia di euro. E le istituzioni come pagano? Con risorse pubbliche, con denaro pubblico, quindi con i soldi dei cittadini. Vogliamo far pagare le gente due volte? Vuoi far pagare i tifosi? Paga prima tu l’uso delle strade e tutto quello che le istituzioni ora ti danno gratis”.
Mario ma tu ti immagini far pagare la gente sul Mortirolo o sullo Zoncolan?
“Le barzellette le raccontiamo un altro giorno”. Sorride.
