Città insicure, ma la politica sa soltanto litigare

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La sicurezza è il tema dominante di questi tempi: basta sfogliare un giornale o guardare la Tv per imbattersi in eventi violenti ad ogni livello, in qualunque luogo, pubblico o privato che sia. Ovvio che un simile scenario provochi reazioni indignate e preoccupate da parte dell’opinione pubblica, della stragrande maggioranza di cittadini onesti e perbene che, con mille ragioni, pretendono tranquillità sociale e, quindi, tutele istituzionali. Che non ci sono o, perlomeno, quelli proposti sono interventi insufficienti a garantire un clima meno angosciante e, appunto, affrancato dalla violenza.

Tutto ciò diventa motivo di rissa per la politica, che si scambia accuse reciproche di inettitudine, di disattenzione e di strumentalizzazioni attorno alla questione per scaricarsi le responsabilità, addossandole agli avversari. Salvo poi negare l’evidenza affermando  che la città governata da una certa componente politica, a seconda delle appartenenze, è così sicura da far uscire i bambini da soli di sera. Il problema è però molto più complesso di come si vorrebbe farlo apparire, non lo può risolvere un sindaco, sia di destra sia di sinistra: non ne ha i poteri. Eppure, proprio in questi giorni, cresce la polemica tra gli opposti schieramenti della provincia di Varese e non solo, che si rimpallano le colpe degli episodi di piccola o grande criminalità nelle città e nei paesi.

C’entra, è vero, l’immigrazione, popolata da personaggi spesso pericolosi, che delinquono e meritano immediate misure per essere neutralizzati. Espellerli però non è facile. Le norme vietano di imbarcarli damblè su un aereo per rispedirli da dove sono venuti. E le leggi non le fanno i sindaci. Al massimo hanno a loro disposizione la polizia locale, con regole d’ingaggio precise e limitate, circoscritte in orari d’ufficio. Figurarsi.

Le forze dell’ordine, polizia e carabinieri, fanno quello che possono, con gli organici largamente insufficienti per presidiare l’intero territorio. E l’impatto dell’immigrazione è purtroppo noto. Fermarla sembra impossibile, gestirla è però indispensabile. Ma qui entrano in gioco aspetti che vanno al di là della scontata quanto necessaria repressione. Parliamo di integrazione, argomento che la politica affronta male o addirittura non vuole affrontare. Poi c’è il discorso del disagio giovanile, che non riguarda soltanto gli stranieri, anzi. Famiglie e scuola sono i primi presidi da chiamare in causa. Con quali risultati purtroppo lo vediamo.

Venerdì 29 è stata avviata ufficialmente la costruzione della futura caserma dei Baschi Rossi a Malpensa. Un punto di riferimento speriamo risolutivo  contro lo spaccio di droga e per il controllo anche dei centri abitati. Ma ci vorrà del tempo prima che il battaglione annunciato possa acquartierarsi in brughiera. Nel frattempo basterebbe dislocare nei punti più sensibili delle città le pattuglie dell’esercito nell’operazione “Strade sicure”. Non significa militarizzare le città, ma realizzare deterrenti visibili alla criminalità e alla violenza. Se n’è parlato spesso, però senza esito. Intanto il problema si aggrava, non passa giorno senza notizie di risse, accoltellamenti e tutto quanto peggiora la qualità della vita. Ma la politica litiga, con l’unico scopo di assicurarsi qualche consenso in più alle elezioni, incapace di un confronto finalmente costruttivo che offra soluzioni, non inutili battibecchi.

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