Regione Lombardia ha stanziato 52 milioni e rotti per la prevenzione del rischio idrogeologico. Fondi ripartiti in numerosi Comuni di tutte le province e che vanno ad aggiungersi a quanto già finanziato in passato per affrontare lo stesso problema. Affrontare, certo, perché è impossibile risolvere d’amblè un’urgenza che i cambiamenti climatici stanno aggravando di anno in anno, forse anche di mese in mese.
L’intervento di Palazzo Lombardia è probabilmente una goccia nel mare rispetto alle esigenze di un territorio sempre più fragile, esposto ad eventi atmosferici improvvisi quanto nuovi per intensità e frequenza. Nubifragi, alluvioni, frane che si alternano a periodi di siccità indotti e aggravati dall’aumento delle temperature. Un preoccupante contesto che richiederebbe un’attenzione maggiore da parte dei responsabili istituzionali. I contributi elargiti da Regione Lombardia sono comunque il segnale di una presa d’atto non più rinviabile rispetto a quanto è accaduto, sta accadendo e, secondo le previsioni degli esperti, accadrà in futuro.
A questo proposito è necessario che sia innanzitutto il governo ad impegnarsi con serietà, concretezza e continuità attorno al problema di una crisi climatica inarrestabile, con la quale stiamo già facendo i conti, in Italia e in tutto il mondo. Gli incendi che si diffondono un po’ dappertutto sono la spia di un quadro di riferimento oramai drammatico, che va gestito al di là delle emergenze. Sono destinati a indebolire ulteriormente il territorio. Spiega Salvatore Marino, ordinario di Geologia Applicata alla “Sapienza” di Roma: “E’ oramai dimostrato che gli incendi boschivi che interessano versanti naturali svolgono un ruolo preparatorio rispetto all’innesco di fenomeni di frana, soprattutto nel caso di frane che interessano coltri detritiche superficiali”.
Traduzione dal linguaggio tecnico: i roghi, che provocano disastri ambientali e naturalistici, modificano la struttura delle aree dove si sviluppano. Con una serie di altre conseguenze facilmente immaginabili sulla sicurezza collettiva e sulla stessa qualità della vita. Risaputo? Sì, ma non sembra che nei Palazzi del potere ci sia qualcuno che se ne voglia prendere davvero carico, riservando la parola prevenzione soltanto alle chiacchiere del momento emergenziale. Per poi dimenticarsene subito dopo. Quasi si volesse mettere la testa sotto la sabbia, considerando normalità anche fenomeni devastanti e del tutto eccezionali rispetto al passato.
Ondate di caldo torrido che infiammano l’estate, ghiacciai che si sciolgono persino nei mesi invernali, bacini idrici che si svuotano per poi tracimare alla prima, violenta, pioggia, vere e proprie tempeste che mettono in ginocchio le città. Possiamo anche fare finta di niente, magari rassegnandoci agli stravolgimenti in atto, considerando la possibilità di adattarci a tutto questo. Ma il problema rimane. Nonostante ci sia sempre chi è pronto a negarla per stupidità o per interessi non meglio definiti, oggi la questione ambientale è prioritaria, dovremmo cominciare ad occuparcene seriamente, magari tralasciandone altre meno importanti eppure più pervasive. Prima che sia troppo tardi.
Rischio idrogeologico, da Regione 4,5 milioni di euro per il Varesotto
clima caldo prevenzione – MALPENSA24
