Comuni al voto, uno su tre ha consumato troppo suolo nell’ultimo mandato

SOMMA LOMBARDO – «Sindaco, ti tengo d’occhio». È una sorta di avvertimento, quello di Legambiente Lombardia. Ed è rivolto a tutti quei Comuni lombardi (93 in totale) che sono chiamati al voto delle Amministrative. Riflettori accesi sul consumo di suolo, tracciando un bilancio degli ettari che sono stati “mangiati” in questi anni in nome dello sviluppo. E in tutta la regione, la provincia di Varese è stata spesso al centro del dibattito in merito alle questioni ambientali. Basti pensare – fra gli altri – a Casorate Sempione, che tra il 2021 e il 2024 ha registrato un consumo di suolo di 22,56 ettari. Ma ci sono Comuni con un livello di urbanizzazione più alto, che supera la soglia del 30%.

I numeri in provincia di Varese

Oltre un terzo dei Comuni coinvolti in questa tornata elettorale hanno invece cementificato, nel periodo considerato, almeno un ettaro di suolo agricolo di media. In ettari, appunto, Casorate Sempione ha registrato il maggior consumo di suolo tra il 2021 e il 2024, con un livello di urbanizzazione del territorio del 27,6%. Colpa del maxi progetto del collegamento ferroviario tra il terminal 2 di Malpensa che ha interessato per la maggior parte la brughiera casoratese. Con le ben note polemiche che sono nate negli ultimi anni.
Tra i Comuni al voto, anche Somma Lombardo con 3,23 ettari registrati di consumo di suolo e il 24,6% di livello di urbanizzazione del territorio. Dato, quest’ultimo, che invece mostra criticità soprattutto a Origgio (39,2%) e Lonate Ceppino (30,2%).

Il bilancio del consumo di suolo

Il suolo consumato nella consiliatura, secondo i dati disponibili, viene considerata «una criticità ambientale», riporta la nota di Legambiente Lombardia. Sulla quale le amministrazioni comunali «hanno spesso una grande responsabilità, sia nel pianificare le funzioni urbanistiche che nell’autorizzare i singoli interventi edilizi». I dati presi in considerazione sono quelli dell’inventario nazionale, pubblicato annualmente da Ispra (Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici. Roma 2025), che descrive le variazioni del consumo di suolo al livello comunale. I numeri del 2025 non sono ancora disponibili, quindi nelle elaborazioni di Legambiente sono stati confrontati quelli del quadriennio 2021-2024, «comunque utili per una valutazione sulle attività del mandato politico nei comuni interessati».
Tra i Comuni per lo più di piccole dimensioni che non hanno consumato suolo, si fa notare anche Lecco: un capoluogo a consumo di suolo quasi zero, «risultato di una corretta gestione ambientale, almeno in questo ambito». Nella lista di chi ha cementificato, si fa notare Mantova, che cede oltre 50 ettari di suolo, in gran parte legato a nuovi capannoni e aree logistiche sorte in prossimità dell’autostrada del Brennero: «Tutte aree già edificabili che però, rimane il dubbio, potevano essere forse sottratte per tempo a un consumo così esteso».

Le grandi infrastrutture

Un po’ diverso è il discorso per i comuni che hanno invece subito scelte che vengono da più lontano, dalla programmazione di grandi infrastrutture. Tra questi Lonato del Garda (BS) «che perde quasi 22 ettari di suolo in gran parte legati ai cantieri della ferrovia ad alta velocità», Casorate Sempione (VA) «con 23 ettari di boschi annientati per il passaggio del raccordo ferroviario con Malpensa», Segrate (MI) «investita dai cantieri della nuova strada Cassanese per 16 ettari di suolo» e Parabiago (MI) «che ha dovuto cedere oltre 5 ettari alle vasche di laminazione del fiume Olona (ma ha anche cementificato aree verdi in città a favore di nuove attività commerciali e parcheggi)». E ancora: «Il danno ambientale subito da questi comuni non è quindi imputabile, se non in parte, alla responsabilità dell’amministrazione locale, ma è comunque molto rilevante». Tra gli altri comuni che hanno consumato molto suolo si fanno notare in particolare Bollate (MI), «in cui sono stati attuati – e sono tuttora in corso – grandi interventi per edilizia residenziale» e Vigevano (PV), «per i nuovi centri commerciali».

I poli logistici e gli insediamenti urbani

Tra le grandi trasformazioni le più evidenti sono quelle che riguardano la realizzazione di nuovi poli logistici, a Voghera (PV), Silvano Pietra (PV), Borgo San Giovanni (LO) mentre nei centri della pianura come Cividate (BG), Sorisole (BG), Corte Franca (BS), Soncino (CR), Rivolta (CR), Viadana (MN) si tratta soprattutto di ampliamenti o saturazioni di distretti industriali, oltre agli immancabili data center come a Vellezzo Bellini (PV).
Tra le tipologie legate agli insediamenti urbani, si fa notare la crescita delle strutture coperte per lo sport, come a Guanzate (CO), Casnate (CO), Talamona (SO) e, nelle località turistiche, l’edilizia residenziale a Madesimo (SO) e Laveno Mombello (VA). Il resto sono attività artigianali, cantieri e nuove viabilità.

«Consumare meno suolo: una strategia di buon governo»

«Le elezioni amministrative locali sono un importante momento di partecipazione alle scelte di governo del territorio. L’impegno che chiediamo ai futuri sindaci e alle maggioranze che usciranno vincitrici è quello di fermare la perdita di suolo, che dipende in misura determinante dalle scelte urbanistiche sviluppate a livello locale», le parole di Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia. «Consumare meno suolo non è una scelta nostalgica, ma una strategia di buon governo: è possibile attuarla puntando alla rivitalizzazione di tessuti insediativi sottoutilizzati o dismessi, arginando le operazioni di natura speculativa, come quelle per la realizzazione di grandi edifici per la logistica o data center in mezzo alle campagne. Salvare suolo è in ogni caso il migliore investimento per il futuro di paesi, città e territori della Lombardia».

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