LUINO – Quattro, anzi cinque – tanti quanti sono i candidati sindaco – amici – nemici al bar. Mancavano un paio di giri di gin tonic e… taaccc la serata avrebbe avuto più senso.
Peccato che non si fosse al bar, ma a Palazzo Verbania. Con una sala mezza vuota. E nemmeno un cittadino. O meglio, le sedie – potremmo dire cadreghe, perché il dibattito pubblico (?) tra candidati è avvenuto a porte chiuse a chiave (per entrare abbiamo dovuto bussare e certificare che eravamo giornalisti, altrimenti fuori!) dando l’immagine plastica di una politica autoreferenziale, che si parla addosso. A dirla tutta fino in fondo, si potrebbe aggiungere che nemmeno i candidati in lista sono riusciti a riempire la sala. Tra coloro che sono rimasti chiusi fuori c’era anche il sindaco di Porto Valtravaglia Ermes Colombaroli. Il senso? Mah. La delusione dei cittadini, che non hanno potuto sentire i candidati, la dice lunga.
Porta chiusa a chiave
La cosa più ridicola è stata la porta d’ingresso chiusa a chiave, manco ci fossero orde barbariche pronte ad assaltare Palazzo Verbania. La realtà? Sul muretto del lungolago un gruppo di Movimento Alternativo, tutti esclusi e che, pur essendoci sedie libere, non sono stati fatti entrare. Pazzesco.
Parlarsi addosso
Eppure tra i protagonisti c’erano figure politiche di livello. Al tavolo c’erano Andrea Pellicini, sindaco per due mandati, assessore provinciale, deputato, presidente di Fratelli d’Italia; Enrico Bianchi, sindaco in carica; Furio Artoni, avvocato, consigliere comunale uscente; Marco Massarenti, a digiuno di politica, ma professionista nella vita di tutti i giorni e Paolo Nicastri, nemmeno vent’anni, studente, idee chiare e buona parlantina.
Ad ogni modo, il primo e ultimo e a questo punto unico dibattito tra candidati sindaco si è consumato questa sera – giovedì 21 maggio – a Palazzo Verbania. Dibattito burletta, poiché quasi tutte le cose che fanno di un confronto elettorale un vero dibattito sono state sterilizzate: 15 posti a disposizione per ogni lista (ogni lista è composta da 16 persone, quindi non c’era nemmeno posto per tutti i candidati); domande – si dice – spifferate prima del dibattito (e vabbé, di questo non ci si scandalizza), e niente domande del pubblico (quelle che sono state inviate sono state scelte non si sa su quali basi), ma solo perché pubblico votante non c’era. Fuori, escluso a priori. Risultato: cinque candidati che hanno raccontato i loro programmi ai vari candidati di lista. E con tanto di campanella che suonava ogni qualvolta il candidato parlante andava oltre il tempo dedicato alla risposta.
Una spatafiata surreale
Davvero surreale. Ah una cosa va detta: c’era lo streaming, strumento magico che ha portato la “spatafiata” nelle case dei luinesi. Tradendo di fatto quella che è l’essenza della politica, ovvero voci, sguardi, mimica, idee, dibattito acceso, carne.
Ecco a Palazzo Verbania si è visto quello che è la politica oggi: una miseria. Per poi lamentarsi – lunedì prossimo a urne chiuse – dell’astensionismo, della gente che non si interessa di politica e della cosa pubblica. Per forza, a Luino hanno fatto di un momento di comunità una riunione privata. Anzi peggio, un momento da conventicola.
Cos’hanno detto i candidati? Nulla di più di quello che ogni luinese può leggere nei programmi elettorali: in sintesi tutto. E niente.
