di Massimo Lodi
Occasioni perdute dal centrosinistra. La prima occasione: trarre spunto dalle violenze della Val di Susa e chiedere, con intento non di prammatica e invece di senso pratico, un cartello nazionale d’emergenza. Guerra, economia, terrorismo: tutt’insieme a fronteggiare il peggio che ci sta rovinando addosso. Parole e fatti, cioè proposte oltre alle denunzie. Il centrodestra avrebbe, sì, potuto nicchiare/potrebbe nicchiare e insistere nel propagandismo, attribuendo una lontana maternità d’alcune contestazioni/off -al di fuori d’ogni tollerabile misura- agli avversari. Ma poi fermandosi, perché chiara sarebbe apparsa la strumentalità di fronte al concreto atteggiarsi della controparte. Non è andata così, non va così. D’altra parte bisogna possedere lo stigma da statisti per orientarsi in tal modo, e questo stigma non ce l’ha la sinistra, non ce l’ha la destra.
Torniamo a i progressisti. La seconda occasione perduta: l’unità a chiacchiere continua a non esser accompagnata dall’unità nell’agire. Schlein aveva proposto che il leader alle prossime elezioni fosse quello del partito più votato nella coalizione. Oppure ok alle primarie, se proprio gli altri (i Cinquestelle specialmente) insistevano. Hanno insistito, séguitano a insistere. Conte stupefacente, more solito, a spiegare l’inspiegabile resistenza: dovremmo inginocchiarci e inchinarci al Pd, forza politica egemone, deprimendo l’elettorato M5S.
Si pensava il contrario. Che, motivato dal suo presidente, l’elettorato M5S avrebbe accettato l’eventuale opzione Schlein, qualora i Dem si fossero confermati forza politica egemone. Invece, post sbranamento nelle primarie, esiste il concreto rischio che questo elettorato, o l’elettorato Pd se Conte vincesse a sorpresa il cimento, decida d’astenersi dalle urne nella primavera-estate ’27 (probabile voto anticipato). Formidabile strategia suicida, persino foriera di divisioni che conducano al bis tragico del ’22: nessun patto comune d’azione, ciascuno per sé alla sfida con melonismo&partners: forzitalisti, salviniani, forse e addirittura vannacciani, se il generale troverà l’intesa destra estrema-destra tradizionale, persuadendo Giorgia.
Occasioni perdute dal centrosinistra. La prima, la seconda, l’eterna occasione: quella d’ottimizzare la capacità d’incidere nelle scelte istituzionali del momento e in quelle popolari del futuro. È come se mancasse il semplice regista (mica lo stupor mundi) a una squadra che pur dispone di punte capaci d’andare a rete ovvero di raccogliere consenso. Proprio simile osservazione -c’è una lacuna da colmare- ha spinto Alessandro Onorato, leader centrista di Progetto Civico, a lanciare l’idea d’un nome di garanzia che tenga le redini dell’alleanza fin quando l’alleanza non scelga a chi definitivamente affidarle. Idea bocciata, senza purtroppo che un’alternativa la sostituisca. Sicché, pur di non inginocchiarsi tra di loro, Conte e Schlein sembrano poco/zero turbati dall’eventualità d’inginocchiarsi ai rivali. I rivali di destra. Incredibile, ma nero.
