BUSTO ARSIZIO – Lorenzo Parrini non vuole l’America, anche se quando abitava oltre Oceano non aveva certo problemi di spostamento. Qui in Italia, gli basterebbe che i dispositivi per agevolare la salita ai vagoni di TreNord funzionassero.
Senza inoltre dover avvisare la società che gestisce i treni con 72 ore di anticipo ogni volta che si deve spostare con il mezzo pubblico. Molto spesso, infatti, ci sono faccende da sbrigare con urgenza e senza avere il tempo di pre avvisare. Ma anche l’abbondante avviso non basta. A volte questo viaggio che per tutti dura 5 minuti, per Parrini diventa quasi un’eternità. Oltre che un terno al lotto.
Insomma, cose dell’altro mondo. Anzi di questo mondo, che è l’Italia, la Lombardia, il servizio pubblico ferroviario, la tratta Magnago Busto. Perché è Busto la città in cui Parrini ha necessità di raggiungere per usufruire di tutta una serie di servizi. E la storia che questo cittadino racconta (e che ha già avuto modo di raccontare sempre a Malpensa 24) lascia un’amara considerazione: viviamo davvero in un Paese moderno?
Arrivare a Busto? Un’impresa
Le mie disavventure con Trenord risalgono ormai al 2017, anno in cui sono tornato a vivere in Italia, dopo ben quarantun anni negli Stati Uniti d’America. Negli U.S.A. avevo la patente e guidavo la macchina, cosa che in Italia non posso fare per due ragioni. La prima è che non ho la patente italiana, e la seconda, è per paura perché gli spazi in Italia confronto all’America sono molto più limitati e il traffico per le strade è molto più congestionato.
Per questi motivi, da quando sono rientrato, sono costretto a fare affidamento su Trenord per spostarmi da città in città, e per andare a Milano. Molto spesso mi reco da Vanzaghello-Magnago a Busto Arsizio e viceversa. Dovrebbe essere un gioco da ragazzi, visto che si tratta di un viaggio di cinque minuti, ma purtroppo non è così per alcune ragioni.
La prima è che per una persona con disabilità motoria, Trenord vuole richiede un preavviso di ben 72 ore. La ragione che viene data per costringere i passeggeri disabili a tale procedura, è che così facendo, Trenord può assicurarsi che le rampe d’accesso dei treni siano funzionanti. Dopo ben sette anni di questa trafila, posso assicurare che quasi sempre, le rampe non funzionano ugualmente essendo la maggior parte dei treni molto vecchi. Quindi mi ritrovo a dover attendere alla stazione il convoglio successivo. Ma non sempre basta. Mi è capitato più volte di dover lasciar sfilare diversi treni per via delle rampe guaste.
Ma sostanzialmente sono una persona ottimista. Tanto che la prima volta che ho visto arrivare un treno di nuova generazione ho pensato che i miei problemi di salita al vagone sarebbero stati finalmente risolti. Invece c’è un problema enorme con le rampe dei treni nuovi: i vagoni non sono allineati alle banchine delle stazioni e quindi, per una persona come me, che usa uno scooter elettrico per disabili, è letteralmente impossibile salire/scendere dai treni.
Prima di arrivare ai treni
Un altro problema, che però non ha nulla a che fare con i treni, è che davanti all’ascensore della stazione di Vanzaghello-Magnago, da ormai quasi due mesi, c’è un buco molto profondo che mi impedisce di entrare/uscire dall’ascensore con lo scooter elettrico e quindi, sono impossibilitato a prendere l’ascensore per accedere ai binari dal sottopassaggio. Pur avendo fatto innumerevoli segnalazioni a Trenord, nulla è stato fatto. Trovo questo buco pericoloso non solo per me ma anche per persone anziane che potrebbero inciampare e cadere uscendo dall’ascensore. Già avere un handicap motorio è difficile e tutti questi ulteriori problemi che potrebbero/dovrebbero essere risolti, rendono la mia vita quotidiana una vera impresa.
