MILANO – C’era anche il gallaratese pluricampione paralimpico di sci nautico Daniele Cassioli tra le personalità riunite questa mattina – mercoledì 13 maggio – allo stadio di San Siro per la prima “Giornata Giovani Lombardia”. Un nuovo appuntamento dedicato allo sport, al volontariato, all’educazione e alla crescita dei giovani, che ha raccolto la partecipazione di 4.000 studenti delle scuole lombarde. Presenti per l’occasione anche il sacerdote anti-criminalità di Caivano, don Maurizio Patriciello, la campionessa olimpionica plurimedagliata Arianna Fontana e il sottosegretario alla presidenza della Regione con delega allo Sport e Giovani, Federica Picchi, ideatrice dell’evento.
Il messaggio di Cassioli
«Viviamo in una società che ci sovraespone all’immagine, mentre lo sport ci fa comprendere che non è importante la foto perfetta: lo sport è sudore, è sporcarsi le mani e anche farsi male», ha sottolineato Cassioli. «Abituatevi a parlare di come vi sentite, oggi questa comunicazione manca. Spesso gli adulti dicono di non avere paura, ma questo è come dire “non abbiate fame, non abbiate sonno”. Io dico, invece, abbiate paura, allenandovi al coraggio, anche questo insegna lo sport, e ne basterà un solo grammo per superare tonnellate di paura». (Guarda il video)
La testimonianza di Fontana
Tra le testimonianze per i giovani, anche quella della campionessa di short track Fontana: «Ho imparato che in questa vita i risultati e il successo non vengono mai regalati a nessuno», il suo messaggio. «Bisogna scegliere quanto si vuole diventare bravi e quanto si è pronti a lavorare, sacrificarsi e fare scelte difficili per costruirlo davvero. E, spesso, succede una cosa bellissima: mentre seguite l’idea di essere bravi, scoprite dentro di voi la possibilità di diventare davvero eccezionali». Ma per arrivarci, «serve soprattutto continuare a lavorare, anche quando è difficile, anche quando nessuno guarda, e rimandare fedeli a voi stessi lungo il percorso».
«Basta lezioni dall’alto»
Per don Patriciello, la Giornta giovani deve partire da un punto fondamentale: «Gli adulti devono smettersi di atteggiarsi a maestri. I ragazzi non sopportano più le lezioni dall’alto, ma cercano persone che camminino accanto a loro. Per questo servono testimoni credibili». Di più: «I giovani hanno bisogno di essere ascoltati, devono essere loro a raccontarci il mondo, i loro sogni, le paure e le speranze. Noi adulti, da soli, non siamo più capaci di intercettare fino in fondo questa realtà. Solo mettendoci in ascolto possiamo intervenire in modo davvero utile, altrimenti continueremo a vivere su mondi paralleli».
Un villaggio con 63 discipline
La giornata si è svolta in due momenti: il primo, internamente allo stadio, ha avuto al centro gli interventi e testimonianze dei protagonisti dello sport e dei ragazzi. Il secondo, nel parcheggio di San Siro, è stato tutto dedicato alle diverse attività sportive. Nei 26.000 metri quadrati dell’area esterna ha preso vita il “Villaggio dello sport”, dove sono stati allestiti spazi-vetrina delle diverse federazioni partecipanti. Promosso dalla Regione in collaborazione con l’ufficio scolastico della Lombardia, gli enti di formazione professionale, il Coni e il Comitato italiano paralimpico, l’evento ha potuto, infatti, contare anche sulla presenza di 63 federazioni sportive lombarde, 5 gruppi sportivi dei corpi dello Stato, 4 centri sportivi universitari e degli enti del terzo settore.
I giovani come pietre preziose
Soddisfatta dal risultato ottenuto Picchi: «Come prima edizione è andata molto bene». «L’idea è nata per aprire un dialogo diretto e autentico con le nuove generazioni, valorizzandone bellezza e potenzialità», ha aggiunto. «Il nostro motto è chiaro: ogni pietra preziosa ha bisogno di essere lavorata per brillare. Sport e testimonianze diventano strumenti con cui i ragazzi scoprono i propri talenti, lasciandosi anche ispirare dall’impegno altrui».
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