Derivati Busto, la storia infinita. BaC: «La Cassazione rimanda in Appello». E ora?

BUSTO ARSIZIO – Derivati, la storia infinita (o forse non più). «La Corte di Cassazione ha dichiarato “inammissibile” il rinvio pregiudiziale. Una sentenza che ha il sentore di definitività». Ad annunciarlo è il gruppo di Busto al Centro, da sempre in prima linea sulla vicenda, che ha depositato un’interrogazione in consiglio comunale per conoscere i «passi successivi che si intende effettuare, rispetto a questa annosa e onerosa vertenza». Rimarcando in modo nemmeno troppo velatamente polemico che nell’ultima seduta del consiglio comunale di settimana scorsa «non sono state date notizie in proposito da parte del signor Sindaco», nonostante il pronunciamento degli “ermellini” risalga al 3 marzo scorso, quindi ormai quasi un mese fa.

Il rinvio in Cassazione

Era stato lo stesso sindaco Emanuele Antonelli, nella seduta consiliare dello scorso 16 gennaio, a rivelare che la Corte d’Appello di Milano aveva «accolto la richiesta di rinvio pregiudiziale in Cassazione» della sentenza dell’alta corte di Londra, di cui il Comune di Busto Arsizio aveva invocato il disconoscimento di fronte al Tribunale di Milano. Perdendo in primo grado, ma impugnando la sentenza per il rinvio pregiudiziale in Cassazione, richiesta accolta. Un passaggio che il primo cittadino aveva salutato con «orgoglio» e soddisfazione in sala esagonale: «Il fatto che siano stati ritenuti sussistenti i presupposti del rinvio dimostra che le nostre contestazioni non erano così balzane come qualcuno anche qui aveva ipotizzato, e men che meno pretestuose, ma a tutela della collettività. Non abbiamo vinto niente ma abbiamo fatto bene a ricorrere in Appello».

Rinvio? “Inammissibile”

Ora però la Suprema Corte degli “ermellini” si è espressa, e Busto al Centro è venuta a saperlo da «informazioni attendibili ma sommarie», come scrive il capogruppo Gianluca Castiglioni nell’interrogazione. «La Corte Suprema di Cassazione ha dichiarato “inammissibile il rinvio pregiudiziale sollevato dalla Corte d’Appello di Milano” – si legge – ragioni e motivazioni di tale decisione non ci sono note, e nel corso del recente consiglio comunale del 25 marzo non sono state date notizie in proposito da parte del signor Sindaco». E allora BaC chiede ad Antonelli di informare l’aula «sulla ufficialità di tale sentenza della Corte e sulle motivazioni della stessa», ma anche «sui passi successivi che si intende effettuare, rispetto a questa annosa e onerosa vertenza, dopo quest’ultima sentenza che ha tutto il sentore di definitività».

Si avvicina la parola fine?

La vicenda non è ancora conclusa, perché la Cassazione ha rigettato il rinvio pregiudiziale, e a questo punto dovrebbe essere un’altra volta la Corte d’Appello ad esprimersi per confermare, oppure ribaltare, la sentenza del Tribunale di Milano che aveva dato torto al Comune di Busto Arsizio e alla sua richiesta di disconoscimento del giudizio della High Court di Londra. Un altro capitolo della storia infinita dei derivati, costata già «oltre 4 milioni di euro di spese legali», come non mancano di ricordare i civici centristi nella loro interrogazione. Ma l’impressione di «definitività» è data dal fatto che – questa la versione che trapela tra le righe dell’interrogazione di BaC – la Corte d’Appello potrebbe ribadire il giudizio già espresso, negativo per palazzo Gilardoni, essendo venuto meno un elemento considerato decisivo per smontare la sentenza di primo grado con l’intervento della Cassazione. Per ora è un’impressione di Busto al Centro, che toccherà al sindaco confutare nella sua risposta in aula, mentre la lunga e complessa vicenda vivrà un altro tornante in Appello. Sarà quella l’ultima parola sul caso?

Derivati, non è finita: accolto il ricorso, Busto porta il contenzioso in Cassazione

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