«Detassare nuovi negozi e dehors a Busto». Da Vittorio Emanuele a Sant’Anna

Il capogruppo della Lega di Busto Arsizio Simone Orsi

BUSTO ARSIZIO – «Sgravi fiscali per chi vuole aprire un negozio o un pubblico esercizio nelle aree della città più ”depresse” dal punto di vista commerciale». È la mossa anti-degrado proposta da Simone Orsi, capogruppo della Lega in consiglio comunale, per far rifiorire le aree meno vitali di Busto Arsizio attraverso una forte detassazione dei tributi locali. «Non solo quartieri periferici come Sant’Anna o i centri storici di Sacconago e Borsano, che hanno sempre più negozi sfitti, ma anche piazza Vittorio Emanuele che con i dehors dei locali potrebbe cambiare volto e target rispetto alle attuali frequentazioni serali dei maranza».

I soldi dai “pacchi”?

Orsi prende spunto anche dalla recente proposta di Rudy Collini, presidente di Ascom Confcommercio Busto Arsizio e Medio Olona, di destinare ai Distretti del commercio parte dei fondi incassati con la “tassa sui pacchi” extra-UE sotto i 150 euro, entrata in vigore nei mesi scorsi. «Un’ottima intuizione – secondo il capogruppo della Lega – io però la allargherei a tutte le attività commerciali e non solo ai Distretti, che a Busto interessano solo la parte più centrale della città». L’obiettivo di Orsi è di «favorire lo sviluppo di tutte le aree meno dinamiche, o addirittura degradate, sia in centro che nelle periferie». E se l’Europa e il governo dovessero latitare rispetto all’idea di Collini, per l’esponente leghista il Comune dovrebbe fare la propria parte intervenendo direttamente con proprie risorse e bandi mirati per promuovere l’insediamento di nuove attività nelle zone commercialmente “spopolate”.

Parola d’ordine: detassare

Il piano di Orsi punta ad azzerare o ridurre drasticamente alcuni dei costi fissi che frenano gli investimenti, agendo su tasse come la Tarip, la Tosap o la tassa sulle insegne per chi avvia un’impresa nelle zone individuate dall’amministrazione. «Pensiamo al peso della tassa per l’occupazione del suolo pubblico per i dehors di bar e ristoranti e a quanto i tavolini all’esterno delle attività possano cambiare il volto di una via o di una piazza – sottolinea il capogruppo del Carroccio – è la tipologia di attività che porta più movimento, ma in certi quartieri dove i negozi si contano sulle dita di una mano è importante dare una spinta attraverso detassazioni o anche contributi per abbattere gli affitti. La prospettiva di qualche costo fisso in meno potrebbe invogliare i giovani a scommettere e investire su una nuova startup». Un’operazione che sarebbe sostenibile anche per le casse pubbliche.

L’esempio: piazza Vittorio Emanuele

«Penso a sgravi graduali, ad esempio il 100% il primo anno, l’80% il secondo e così via – sostiene Orsi – per il Comune sarebbe un’operazione a costo zero, perché si tratterebbe di rinunciare a introiti che oggi non ci sono con la prospettiva di poter incassare negli anni successivi, una volta che le attività cominciano a ingranare. Ma i benefici in termini di decoro urbano e sicurezza non avrebbero prezzo». Più vetrine accese e dehors dove oggi c’è il deserto significa infatti introdurre «veri e propri presidi di sicurezza contro il degrado». L’esempio più calzante è quello di piazza Vittorio Emanuele II: «Sogno che possa finalmente decollare, ma c’è bisogno di una “spinta” sotto forma di incentivi – rivela Orsi – immaginate davanti alle vetrine una distesa di tavolini affollati di clienti invece di certe compagnie poco raccomandabili che spadroneggiano da diversi anni. Credo che il Comune possa e debba fare la propria parte, magari anche con la riapertura al traffico anche solo dal lunedì al venerdì del passaggio delle auto davanti alla biblioteca: se si insediano nuove attività il beneficio sarà di tutti».

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