VARESE – Se di mezzo non ci fosse la direzione di una grande azienda ospedaliera, l’Asst Sette Laghi, la vicenda avrebbe già preso un risvolto comico. Ma essendoci di mezzo la Sanità, tema che di questi tempi non brilla nella nostra provincia (si veda anche la vicenda ospedale unico di Busto e Gallarate), i contorni sono pesanti. Nel senso che alla guida dell’Asst varesina c’è un direttore, Giuseppe Micale, con la data di scadenza (così dicono), anche se non si sa quale sia il giorno dell’addio. E si sa che a giubilare il dg è stata la stessa politica che l’ha nominato prima commissario e poi confermato direttore. Ma andiamo con ordine.
Il venticello delle dimissioni
Ieri mattina, 19 maggiio, più o meno all’ora di cornetto e brioche, ha iniziato a soffiare, come quei venticelli apparentemente innocui ma dai quali, per la salute, bisogna diffidare, la notizia delle dimissioni di Giuseppe Micale. Seguita da una serie di possibili motivi: dai dati (come ebbe a dire in tarda serata il consigliere Guido Bonoldi) non coincidenti sui servizi ospedalieri non erogati, al caso della distribuzione farmaci interna all’azienda.
Fronte trasversale per Micale direttore
Voci, quelle delle dimissioni, che nel corso delle ore si sono sopite. Sovrastate anche dal suono di tamburi di chi ha preso le difese del direttore generale. Prima il sindaco Davide Galimberti, poi, in consiglio, Guido Bonoldi. E questa mattina (martedì 20 maggio) parole di grande stima sono arrivate anche da Andrea Pellicini, deputato e presidente provinciale di Fratelli d’Italia. Non solo, ma a Palazzo Estense, durante il consiglio e lontano dai microfoni, un esponente del centrodestra ha spifferato: «Se tagliano questo direttore sarebbe un vero peccato per via delle sue competenze in materiadi sanità e ospedali». Insomma, un fronte trasversale.
Capolinea, ma quando?
Eppure Micale pare essere giunto al capolinea. Ora il problema è la exit strategy. Vero è che la frittata comunicativa è stata fatta (l’aver fatto girare le dimissioni), ma è altrettanto vero che Micale si può solo dimettere. Per salvare politicamente chi l’ha nominato. Ovvero, apparirebbe un tilt qualora il dg venisse “liquidato” con una decisione politica di chi prima l’ha voluto commissario e poi – con il grande supporto anche dei vertici amministrativi cittadini – direttore generale.
I motivi del taglio
Ma quali sono i veri motivi del tagli in corsa? E qui si entra nel campo delle ipotesi. E tra queste ne spunta una nuova: pare che i risultati, in termine di attrattività, dell’ospedale bosino siano calati a favore delle strutture sanitare di Varese e persino di Busto Arsizion(che di problema ne ha forse di più del Circolo). Vero? Nulla si può escludere. Come non si può escludere che Micale stia pagando anche l’aver difeso a spada tratta la sua direttrice sanitaria Adelina Salzillo. Vox populi sostiene che qualche mese fa al Circolo sarebbe dovuto arrivare Nicola Vincenzo Orfeo, poi approdato al Policlinico di Milano. Mancato cambio che potrebbe aver pesato sul cambio anticipato.
I nomi dei papabili
Infine per stare sempre in tema di indiscrezioni, in corsa per un eventuale successione alla direzione generale si fanno i nomi di tre uomini e una donna. Il nome in rosa è quello di Simonetta Cinzia Bettelini, direttore di Areus, l’azienda regionale emergenza urgenza Sardegna e già direttore sanitario a Gallarate e direttore generale al nosocomio di Monza. I tre papabili invece sono: Carlo Nicora, direttore generale del Molina, ma anche nome in corsa quando poi venne scelto Micale; Massimo Lombardo, direttore generale dell’Areu Lombardia e Alessandro Visconti, già direttore del Sacco di Milano. Tre nomi e un dettaglio in comune: sono varesini, come vuole il profilo sul quale a Palazzo Lombardia si sta lavorando. In attesa delle dimissioni di Micale, of course.
