Tra le tante sciocchezze (e insulti) che compaiono nei commenti su Facebook, troviamo un’osservazione che calza a meraviglia per il centrodestra saronnese, sconfitto alle urne. Né crediamo che l’amico Marco Linari, che la firma, se ne abbia a male se la riportiamo paro paro: “Si chiamano effetti collaterali… Se tu dici ai tuoi elettori di disertare le urne, laddove c’è il ballottaggio, rischi di creare un corto circuito. E la frittata è fatta”. E che frittata, vista l’intensità dello schiaffo politico che il centrosinistra e, in primo luogo, il Partito democratico, ha tirato ai suoi avversari. Risultato inaspettato? Di sicuro risultato doloroso per una compagine che aveva fatto bottino al primo turno e, via via, si è smarrita nel secondo tempo delle elezioni, nonostante a sinistra non andassero d’amore e d’accordo e, qualcuno tra di loro, abbia provato a far male ai suoi vecchi compagni di cordata.
Troppo sicuri delle loro potenzialità, Rienzo Azzi, il candidato sindaco, e i suoi sostenitori? Ma neanche, presi in mezzo da circostanze sfavorevoli, a cominciare dal referendum che, in qualche modo, ha influito sull’affluenza alle urne degli elettori di centrodestra, fino a una campagna elettorale senza la necessaria, unanime passione, priva di quella carica funzionale a convincere i cittadini della bontà delle proposte e delle capacità amministrative dei candidati; per dirla in un altro modo, una campagna elettorale sciatta anziché no. Una tra le molte conferme? Venerdì sera, nella serata conclusiva del periodo pre elettorale, i big della Lega erano da tutt’altra parte invece che a Saronno a sostenere il centrodestra. Vorrà pur dire qualcosa, oppure no?
E che significato dare alla crescita di Forza Italia a dispetto di Fratelli d’Italia e leghisti, fermi attorno al 15 e al 10 per cento? Meloniani abbondantemente al di sotto delle percentuali nazionali del partito e salviniani che tengono a fatica le posizioni, ma fino a pochi anni fa erano il partito trainante ed esprimevano il sindaco. Insomma, un rimescolamento delle carte che denuncia uno scollamento reale del centrodestra, in disarmo completo a Castellanza, dove si è presentato diviso, ad Arcisate addirittura devastato, tenuto assieme con lo sputo a Saronno. Effetto dell’incapacità di dialogare delle segreterie o, invece, segnale inequivocabile del suo declino in provincia di Varese?
Non a caso, proprio Forza Italia è seduta accanto al Pd a Villa Recalcati, dove il presidente civico, anzi, il presidente furbissimo (eufemisno) Marco Magrini esce rafforzato dalla mini tornata elettorale, dalla quale, in base alle attuali alleanze, acquisisce altri consiglieri forzisti a suo sostegno, così da veleggiare tranquillo fino alla fine del mandato sospinto dai dem e, soprattutto, tenuto saldamente a galla da Forza Italia. Il Partito Democratico, che al referendum ha preso una sonora scoppola, nel Varesotto può consolarsi con il successo di Saronno e con gli inediti sbocchi di un futuro che, per il momento, confermano il ruolo centrista dei forzisti. I quali, sempre per restare nella città dell’amaretto, con il loro 20 per cento di consensi riempiono il vuoto al centro, andando incontro all’ampia area dei moderati che non gradisce la virata a tutta destra della Lega e storce il naso su certi eccessi romani di Fratelli d’Italia.
Saronno e, prima ancora Castellanza, potrebbero riservarci i prodromi di una nuova stagione della politica locale. Perlomeno finché Fratelli, leghisti e forzisti non la smettono di guardarsi in tralice, ponendo veti reciproci, brigando per la leadership, giocando a nascondersi quando si va al voto, cercando nuove sponde e proponendo una coalizione che, per molti, troppi aspetti, oggi appare finta.
