Droga e cellulari nel carcere di Monza: nei guai agenti della Penitenziaria

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all’interno della casa circondariale di Monza. È quanto emerso dall’operazione condotta dalla Procura della Repubblica di Monza e dalla Squadra Mobile, che ha portato all’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di sei persone, tra cui un agente di Polizia Penitenziaria finito agli arresti domiciliari. Il provvedimento, emesso dal giudice per le indagini preliminari su richiesta del pubblico ministero Sara Mantovani, individua responsabilità a vario titolo per quattro italiani e due cittadini albanesi per i reati di corruzione, detenzione ai fini di spaccio e illecita introduzione di apparecchi telefonici in carcere. Due indagati sono stati trasferiti in carcere, per il poliziotto penitenziario sono stati disposti i domiciliari, mentre per altre tre persone è scattato l’obbligo di dimora.

La genesi dell’inchiesta e la regia dell’ex detenuto

L’indagine ha preso il via a febbraio 2026 proprio grazie a una segnalazione interna promossa dallo stesso comando della Polizia Penitenziaria di Monza, che aveva raccolto i primi indizi su un flusso anomalo di materiale vietato nelle sezioni detentive. Le successive attività investigative della Squadra Mobile hanno permesso di ricostruire la regia delle operazioni, attribuita a un ex detenuto albanese di 34 anni, scarcerato e ammesso all’affidamento in prova. L’uomo, sia durante il periodo di detenzione sia una volta tornato in libertà, avrebbe continuato a gestire il commercio di sostanze stupefacenti e telefoni, organizzando l’approvvigionamento e il coordinamento della rete di distribuzione alle celle.

Dalle buste della spesa ai parcheggi dei centri commerciali

Gli approfondimenti investigativi hanno svelato le modalità operative utilizzate per superare i controlli. In una prima fase gli scambi tra l’ex recluso e l’agente avvenivano negli spazi interni dell’istituto di pena, sfruttando le pause concesse per le telefonate. Successivamente alla scarcerazione del 34enne, le consegne si sono trasferite all’esterno, con appuntamenti concordati nei parcheggi dei centri commerciali situati tra Monza e Lissone. Il materiale illecito veniva consegnato al poliziotto, il quale provvedeva a introdurlo nella struttura nascondendolo all’interno di borse della spesa, per poi consegnarlo al nuovo punto di riferimento tra i detenuti incaricato dello smistamento.

I compensi, i sequestri e l’arresto in flagranza

I passaggi di materiale venivano retribuiti attraverso pagamenti in contanti effettuati dai familiari dei carcerati o con piccoli compensi in natura. Gli investigatori hanno documentato passaggi di denaro specifici, come una dazione da 600 euro destinata all’agente per l’ingresso di un etto di hashish. Il canale si è interrotto il 24 marzo 2026, quando il poliziotto è stato tratto in arresto in flagranza di reato dai colleghi della Penitenziaria e dagli agenti della Mobile mentre consegnava a un detenuto due panetti di hashish, 28 grammi di cocaina e uno smartphone. L’intera attività di perquisizione e riscontro ha consentito il sequestro complessivo di circa 900 grammi di hashish e 30 grammi di cocaina.
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