È Antonelli il difensore di Pellicini: «Fango da Galimberti. Non prova vergogna?»

I sindaci Emanuele Antonelli (a destra) e Davide Galimberti

BUSTO ARSIZIO – «A Galimberti vorrei chiedere solo una cosa: non prova un minimo di vergogna a gettare fango su una persona sempre corretta e mai polemica come Andrea Pellicini?». L’avvocato difensore del candidato sindaco del centrodestra di Luino, a cui il primo cittadino di Varese Davide Galimberti ha contestato le mancate dimissioni da deputato, è il sindaco di Busto Arsizio Emanuele Antonelli. Che non le manda a dire al suo collega del capoluogo, definito «il sindaco di una città della provincia di Varese più piccola di Busto Arsizio, e quindi evidentemente meno problematica e più semplice da gestire della mia».

Le accuse di Antonelli

Quello di Galimberti «a meno di 24 ore dal silenzio elettorale» è, per Antonelli, «un intervento francamente imbarazzante e anche piuttosto vigliacco». Il sindaco di Busto usa parole pesantissime nei confronti del collega varesino: «Lo conosciamo bene, il personaggio Galimberti – scrive – dire cose sgradevoli con il sorriso sulle labbra è il suo marchio di fabbrica. Ma questa volta ha davvero superato il limite, prendendo di mira in modo gratuito una persona perbene come Andrea Pellicini». Antonelli ricorda il suo doppio incarico da sindaco e presidente della Provincia – «noi amministratori di centrodestra siamo abituati ad assumerci responsabilità e a portarle avanti fino in fondo, mentre a sinistra riescono a fare danni già con un incarico solo» – ma anche i precedenti di mancate dimissioni di candidati del centrosinistra, citando il caso di Giorgio Gori, «che nel 2018 si candidò alla presidenza di Regione Lombardia contro Attilio Fontana senza dimettersi da sindaco di Bergamo, senza che nessuno nel Pd abbia avuto nulla da ridire». E rinfaccia a Galimberti un «disperato tentativo di condizionare il voto all’ultimo minuto», invitandolo a «chiedere scusa ad Andrea Pellicini e a pensare ai problemi della sua città».

La lettera di Antonelli

Mi sento autorizzato a dire la mia dopo che il sindaco di una città della provincia di Varese più piccola di Busto Arsizio, e quindi evidentemente meno problematica e più semplice da gestire della mia, è intervenuto a gamba tesa nella campagna elettorale di una città importante del nostro territorio come Luino, a meno di 24 ore dal silenzio elettorale.
Un intervento francamente imbarazzante e anche piuttosto vigliacco, perché lascia ad Andrea Pellicini pochissimo tempo per ribattere, nell’ultimo giorno utile di campagna elettorale. Immagino che Andrea abbia cose ben più importanti da fare per la sua città piuttosto che perdere tempo dietro alla letterina patetica di un sindaco politicante che farebbe meglio a occuparsi dei problemi della sua città, anche perché mi risulta che non siano pochi, a partire dalla sicurezza. E allora Pellicini lo difendo io.
Da sindaco, che in un recente passato ha preso in mano una Provincia che era stata amministrata malissimo dalla sinistra, posso testimoniare tranquillamente che un doppio incarico è assolutamente compatibile con il ruolo di sindaco, se c’è serietà, capacità e voglia di lavorare. Evidentemente questa è una delle tante differenze tra noi e loro: noi amministratori di centrodestra siamo abituati ad assumerci responsabilità e a portarle avanti fino in fondo, mentre a sinistra riescono a fare danni già con un incarico solo.
E allora mi piacerebbe sapere dal sindaco di Varese quanti casi ci siano stati nel Pd e nel centrosinistra di candidati a ruoli apicali che non si sono dimessi dal proprio incarico. Mi viene in mente Giorgio Gori, che nel 2018 si candidò alla presidenza di Regione Lombardia contro Attilio Fontana senza dimettersi da sindaco di Bergamo, senza che nessuno nel Pd abbia avuto nulla da ridire. Evidentemente l’indignazione della sinistra si accende solo quando conviene politicamente.
Del resto lo conosciamo bene, il personaggio Galimberti: dire cose sgradevoli con il sorriso sulle labbra è il suo marchio di fabbrica. Ma questa volta ha davvero superato il limite, prendendo di mira in modo gratuito una persona perbene come Andrea Pellicini. Un esponente politico che ha già dimostrato di saper amministrare Luino e che saprà sicuramente continuare a farlo, rimettendo ordine dopo i disastri lasciati dalla sinistra negli ultimi cinque anni.
A Galimberti vorrei chiedere solo una cosa: non prova un minimo di vergogna a fare un’uscita così scomposta per interferire in un’elezione che riguarda un’altra città e gettare fango su una persona sempre corretta e mai polemica come Andrea Pellicini? Non ha parlato di programmi, di temi concreti o di politica amministrativa: ha scelto semplicemente l’attacco personale, nel disperato tentativo di condizionare il voto all’ultimo minuto.
Eppure noi sindaci e amministratori locali, che ogni giorno siamo a contatto con i problemi veri dei cittadini, dovremmo dare il buon esempio rispetto a certa politica fatta di propaganda, moralismo a corrente alternata e polemiche costruite a tavolino. Questa, caro Galimberti, non è politica con la P maiuscola: è solo un modo meschino e infimo di fare politica.
Credo sinceramente che il sindaco di Varese abbia perso una grande occasione per stare zitto. Farebbe meglio a chiedere scusa ad Andrea Pellicini e a pensare ai problemi della sua città, invece di tentare goffamente di dare lezioni agli altri.

Emanuele Antonelli, Sindaco di Busto Arsizio

«Fare il sindaco è impegnativo. Pellicini, mi aspettavo le dimissioni da deputato»

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