E ora una vera riforma della Giustizia

referendum giustizia riforma

I sostenitori del Sì al referendum costituzionale sono convinti che il Paese abbia perso un’occasione per riformare la Giustizia:  la vittoria del No avrebbe chiuso la porta a qualunque cambiamento, da qui ai prossimi vent’anni. Potrebbe essere vero per quanto riguarda modifiche alla Costituzione su argomenti giudiziari, relativi alla magistratura. Perché, al di là della separazione delle carriere, dello sdoppiamento del Csm e del famoso quanto contestato sorteggio, da riformare senza toccare la Carta che stabilisce la legge fondamentale dello Stato, c’è parecchio, più di quanto si possa pensare.

Lo sanno bene gli addetti ai lavori, negli uffici giudiziari lungo la Penisola, alle prese con le carenze degli organici. E lo sanno i cittadini che devono sostenere processi e cause senza fine, vittime di labirintiche e farraginose procedure che non trovano mai uno sbocco definitivo. Questioni che con l’eventuale esito positivo della consultazione di domenica 22 e lunedì 23 sarebbero rimaste comunque irrisolte; il merito del quesito referendario è stato indirettamente spostato su un obiettivo politico, una sorta di plebiscito pro o contro il governo.

La Giustizia richiede invece una vera riorganizzazione nel concreto, che prenda in esame in primo luogo la mancanza di personale, dai cancellieri agli amministrativi. Per arrivare, ad esempio, all’impossibilità di fare fotocopie perché non ci sono le risme di carta. Situazioni paradossali che impediscono una efficiente e funzionale attività. Basta ricondurre l’attenzione a quanto succede, sempre come esempio, a Busto Arsizio con l’ufficio dei giudici di pace: alcune cause sono messe a ruolo addirittura nel 2032. Inaccettabile anche per un altro motivo: nonostante i diversi annunci della politica per trovare una soluzione, non si muove nulla da anni.

Stiamo parlando di una sede giudiziaria considerata periferica, ma non per questo meno importante e fonte di gravi disagi per coloro che aspettano una sentenza. Quanto accade in giro per i tribunali è noto, imputati tenuti sulla graticola giudiziaria per decenni prima che un giudice dica loro se sono colpevoli o innocenti. Senza dimenticare le vittime di un qualunque reato che non riescono ad avere giustizia in tempi ragionevoli.

I casi si ripetono da sempre, senza che vi si metta mano, questa volta sì con una vera riforma. Che non eviterà mai che si ripetano situazioni sul modello di Garlasco, come non l’avrebbe mai evitata la separazione delle carriere al contrario di quanto assicurato persino da Giorgia Meloni, ma di sicuro contribuirà a migliorare un settore fondamentale per la collettività. La quale chiede ben altri interventi per arrivare a una giustizia giusta, senza commistioni o ambiguità con gli obiettivi della politica.

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