E se Putin volesse continuare la guerra?

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Vladimir Putin

di Ivanoe Pellerin

Dopo la lunga telefonata Trump – Putin alcuni credono ad un importante passo avanti verso la cessazione delle ostilità, altri credono che il presidente russo stia solo prendendo tempo. Forse sul Foglio ho letto un’importante parola pronunciata dallo zar russo durante il colloquio che credo debba essere sottolineata: “memorandum”. Annoto che nell’accezione russa quella parola si riferisce ad accordi ben poco vincolanti che non comportano alcuna tregua e sono stracciabili in qualsiasi momento. È pur vero che questa volta si parla di negoziati diretti tra Kiev e Mosca ma viene ribadito che un cessate il fuoco è possibile “solo con accordi appropriati “. Non è chiaro se “appropriati” voglia dire completi, definitivi, ma viste le richieste russe, potrebbero volerci anni o potrebbero non arrivare mai.

A meno di una esplicita riformulazione, infatti, con l’espressione “le cause profonde del conflitto devono essere eliminate” Putin intende una Ucraina sostanzialmente disarmata e a sovranità limitata, cioè di nuovo sotto l’influenza russa, nonché un arretramento della Nato in Europa orientale. I negoziati per arrivare alla pace in Ucraina saranno “minuziosi e, forse, a lungo termine”, ha chiarito il portavoce del Cremlino Peskov, sottolineando che dovranno essere discusse “un gran numero di sfumature”, e la Russia “è pronta a questo lavoro”. Cari amici vicini e lontani, ma voi credete veramente alla volontà dello zar a voler cercare una soluzione al conflitto?

Ricordo da dove viene il dittatore russo. Nasce nel 1952 a Leningrado, la città che ha visto un lungo, drammatico e tragico assedio da parte delle forze tedesche con oltre 600.000 morti. Come osserva giustamente Gennaro Sangiuliano, la “sindrome dell’assedio e dell’attacco che viene da occidente appartengono alle sue origini”. Tempo addietro vi avevo accennato che quando non pensa a Dio e alle montagne, Vladimir Putin pensa alla pizza e in particolare alla forma di una fetta di pizza, un cuneo semitriangolare. Il vertice di questo cuneo approssimativo è la Polonia. La Russia è stata sempre invasa attraverso l’enorme pianura occidentale sia da Napoleone nel 1812, sia da Hitler nel 1941. Si è salvata in entrambi i casi per le linee di rifornimento insostenibilmente lunghe. Ma volete che lo zar non sia preoccupato d’avere un fronte occidentale così aperto?

Dalla fine della Seconda guerra mondiale ha vissuto l’egemonia sovietica con il vassallaggio dei paesi limitrofi a fare da cuscinetto. Quando era a capo del KGB di Dresda al momento del crollo del muro di Berlino, la loro sede fu circondata da una folla inferocita. Putin scese in strada ad affrontare i manifestanti con una pistola in tasca. Con il governo Eltsin fu incaricato di sedare il pericoloso conflitto in Cecenia. Ebbene diede il via a massicci e drammatici bombardamenti che risolsero gli avvenimenti in modo spaventoso ma definitivo. Putin sa benissimo che il tempo gioca suo favore ma non è illimitato. La Russia, nonostante le sanzioni, conta sui tempi lunghi, su una massa di uomini certamente imponente e sui successi sul campo di battaglia che la pongano in una posizione di forza. Mosca al tavolo dei negoziati pretende di annettere non solo la Crimea (già fatto) ma anche i quattro territori di Donetsk, Lugansk, Zaporizhzhya e Kherson. Non tutti questi territori sono saldamente in mano all’esercito russo ed al momento mancano i capoluoghi di provincia. Di fatto il Cremlino sa di non aver abbastanza uomini per occupare tutta l’area che reclama e sa bene che le linee dei rifornimenti si stanno allungando pericolosamente con la possibilità che l’esercito si trovi con le spalle scoperte.

Esiste un altro problema: il mar Nero. Se sul fronte terrestre le forze russe appaiono in vantaggio, su quello marittimo è Kiev ad avere il vantaggio. I comandi ucraini rivendicano di aver danneggiato o distrutto un terzo della forza navale russa dislocata nel mar Nero; questa forza navale è stata costretta a ripiegare dalla sua base principale a Sebastopoli in Crimea a causa degli attacchi ucraini. Gli ucraini hanno utilizzato droni e missili per attaccare le navi russe e le infrastrutture portuali, portando la flotta russa a disperdere le sue unità in altre basi e porti, come Novorossijske, e in altri porti più a est della penisola, lontano dai principali obiettivi degli attacchi di Kiev. Così l’Ucraina è riuscita a riprendere la sua navigazione marittima.

Qualche storico in questo periodo ha paragonato la guerra ucraina a quella di Corea. Allora si arrivò all’armistizio, firmato a Panmunjon, dopo due anni di sanguinosi scontri ma non fu un vero e proprio accordo di pace, che peraltro manca ancora adesso. Allora i negoziatori vollero davvero porre termine alla guerra ristabilendo sostanzialmente la situazione preesistente e creando una zona demilitarizzata. Non credo proprio che la storia possa ripetersi nello stesso modo. Putin come ex agente del KGB è dotato di pazienza, astuzia e tiene in grande considerazione la forza e la potenza militare. Credo sia convinto che senza l’appoggio USA l’Ucraina prima o poi debba cedere alla pressione che sta sempre più imponendo allo sforzo militare. Mentre la pubblica opinione russa è fortemente in mano al governo dell’autocrate, quella occidentale è libera di dissentire. In Europa è sempre più insofferente alle difficoltà economiche provocate dalla guerra e anche negli USA non capisce il difficile bilancio commerciale che queste traversie europee impongono.

Cari amici vicini e lontani, credo davvero che Trump voglia mettere fine alla guerra per riprendere in rapporti commerciali con la Russia e soprattutto voglia il ritorno del petrolio russo sui mercati mondiali con l’abbassamento dei costi dell’energia e dei prezzi alla pompa negli USA. Credo altresì che Putin lo tenga al momento sulla corda. Il disinvolto tycoon dice che Putin vuole la pace ma si parla solo di tavoli di trattative. E se Putin volesse continuare la guerra?

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