Facciamo uno strappo alle regole del buon giornalismo e dedichiamo l’incipit a due sindaci che, forse più di altri, rappresentano la categoria: Stefano Candiani e Marco Magrini. Il primo, parlamentare di Tradate si è candidato fuori regione in quel di Macugnaga stravincendo le elezioni; il secondo, riacciuffa senza eccessiva fatica la poltrona più importante del minuscolo Masciago Primo confermandosi di diritto alla carica di presidente della Provincia di Varese. Candiani e Magrini a capo di due comuni la cui importanza nello scacchiere politico nazionale è risibile, praticamente nullo, ma che testimoniano con il loro impegno come non conti il peso politico di una località, ma quanto di simbolico ci lasciano sul versante delle istituzioni in funzione di servizio alla comunità.
Discorso che esula dalle analisi dei risultati della consultazione di domenica 24 e lunedì 25, ma che abbiamo voluto introdurre per evitare fin da subito la stucchevole sinfonia di chi ha vinto e di chi ha perso. Anche perché, in simili occasioni, tutti hanno vinto e nessuno ha perso. E i nostri lettori hanno già avuto modo di tuffarsi nei numeri e nelle percentuali con la seguitissima e lunga diretta di M24 Tv del pomeriggio e con gli articoli, in costante aggiornamento, dei giornalisti di Malpensa24.
Un giro di giostra, questo delle amministrative, in verità circoscritto, senza un reale ritorno nel contesto nazionale, che però dice alcune cosucce da tenere in considerazione per il futuro. Primo: i pronostici non sempre c’azzeccano. Per esempio, per andare oltre la zona di competenza, a Venezia dove il centrodestra fa centro al primo colpo, evitando il ballottaggio. O, per tornare a Varese, possiamo soffermarci a Luino: centrosinistra dato per vincente, soccombente alla lista civica/destra di Andrea Pellicini. A conferma che in molti casi il nome del candidato (Pellicini) vale molto più delle appartenenze.
In ambito locale è quasi sempre una questione di fiducia, se così si può dire. In questa logica chi prospettava l’effetto trascinamento del referendum costituzionale di marzo ha fatto male i suoi conti, sia per quanto riguarda alcuni esiti delle urne favorevoli al centrodestra rispetto alla vittoria dei “no” a marzo, sia per quanto concerne l’affluenza degli elettori, in caduta libera in diverse località a confronto con le alte percentuali al voto di due mesi fa. Segno che le elezioni riservano sorprese a fronte di un elettorato che potrebbe anche apparire maturo, che non sceglie sempre di pancia come vorrebbero alcuni commentatori. E che diserta le urne quando la posta in gioco non lo convince. Nel caso in questione a non convincere i cittadini è la politica, una certa politica anche a livello locale lesta a lamentarsi ogni volta dell’assenteismo, ma poi altrettanto veloce a dimenticarsi del problema, anzi, pronta ad aggravarlo con i suoi comportamenti e con scelte che spiazzano la gente (vogliamo parlare delle “insidie” della prospettata legge elettorale?).
Ecco, anche questa è una delle cose che, a nostro modesto avviso, hanno detto le amministrative di fine settimana. Poi, è vero, Meloni, Schlein e compagnia cantante, a destra come a sinistra e al centro, leggeranno i numeri secondo le loro opportunità. Numeri pur sempre parziali in vista del confronto elettorale tra un anno, quando voteranno le principali città del Paese e, soprattutto, quando sono in agenda le politiche.
A proposito, per dirne una in chiave varesina: a fine anno si voterà (le elezioni sono di secondo livello) per il rinnovo del consiglio di Villa Recalcati: gli equilibri potrebbero cambiare di poco rispetto alla precedente situazione: il risultato di Luino e la pur sempre possibile incognita del ballottaggio tra due settimane a Somma Lombardo rischiano di compromettere la stabilità di Magrini in Provincia. Argomento aperto in prospettiva, che nulla toglie al fatto che egli, assieme a Candiani, sia un baluardo di quella schiera di politici che tengono vivo il tessuto istituzionale dei Comuni italiani senza gratificazioni pubbliche, come invece accade ai loro colleghi più celebrati delle grandi città. Anche soltanto per questo, se ci sono dei vincitori, sono loro assieme a tutti coloro che si assumono l’onere e le odierne difficoltà di amministrare piccoli paesi che soltanto all’apparenza stanno ai margini del sistema sociale e politico italiano.
