VARESE – Fratelli uber alles; PD bene ma non benissimo; male la Lega. Ottimo il risultato dei civici, ma la tenuta dei centristi resta tutta da valutare. E Marco Magrini, che sognava una maggioranza più sartoriale, cioè tagliata a sua misura, si ritrova a dover prendere in mano ago e filo per cucire gli strappi di questa campagna elettorale e quelli che le tante spine provocheranno nel proseguo del biennio. Le elezioni di secondo livello, pur essendo un esercizio per addetti ai lavori, anche a questo giro hanno dimostrato di non essere certo banali.
I Fratelli sono diventati grandi. Voto 8
Oltre ogni aspettativa. Anche la loro. L’obiettivo era raddoppiare la presenza di Marco Colombo e invece in sala consiglio si ritrovano con il gruppo più numeroso di tutto il centrodestra. Oltre che con un numero di voti ponderati più alto rispetto ai conti. Il partito di Giorgia Meloni per la prima volta da quando ha spiccato il volo ha dimostrato di saper cogliere le occasioni: fare il pieno di voti e andare a rosicchiare consensi anche ai vicini. Il gallaratese Marco Colombo, ad esempio, oltre a essere il più votato, ha saputo incassare la fiducia di altri grandi elettori. Si dice che almeno un paio arrivino da colleghi gallaratesi non di Fratelli. Vero? Risposta: silenzio sibillino. Sui grandi Comuni però i numeri dicono che i Fratelli hanno incassato 21 voti, gli stessi della Lega, ma con molti meno consiglieri.
Molto bene anche l’elezione di Maiocchi. Il consigliere di Caronno non solo ha fatto il pieno nel suo territorio, ma ha calamitato l’elettorato che Pietro Zappamiglio (Cl) ha traslato da Forza Italia ai meloniani. Si dice anche che il sindaco di Gorla Maggiore (manca la prova contraria), senza danneggiare Maiocchi, abbia dato una mano all’amico Chicco Vettori. Entrambi in consiglio. Giudizio: ecumenico.
L’occhio lungo di Pellicini (voto 8) e la traversa di Scidurlo (6.5)
Infine, bisogna dire che i Fratelli gallaratesi (Colombo, ma anche Francesca Caruso che ha raccolto l’eredità politica di Martignoni) hanno dimostrato di avere e contare i voti, ma vince anche Andrea Pellicini, presidente del partito spesso nell’occhio del ciclone ma che spesso riesce a vedere la strada giusta. Come fatto con Franco Compagnoni: nessuno dava per eletto il consigliere luinese. Anzi, al momento della sua candidatura c’è chi ha storto il naso e ha avuto qualche mal di pancia. A conti fatti però Pellicini ha vinto. Unico neo: l’esclusione di Manuela Scidurlo, destra storica del partito. Il suo consenso l’ha avuto, ma è fuori per un pugno di voti. Se fosse calcio si direbbe che la consigliera “ha preso la traversa”.
Perde Bianchi, perde Cassani, perde la Lega. Voto 5
Ai tre consiglieri del Carroccio occorre fare la tara dell’eletto di Lombardia Ideale. La Lega, infatti, porta in consiglio solo due consiglieri: Sergio Ghiringhelli, candidato di partito che pancia a terra ha rintuzzato lo sgambetto ideato sull’asse Tradate Morazzone e Luca Panzeri, al quale basta fare il pieno di voti del saronnese. Resta al palo il candidato di Tradate: ci si aspettava di più da un uomo sostenuto, oltre che da Matteo Bianchi, anche da un deputato (Stefano Candiani) e dal responsabile degli Enti locali (Fabio Tonazzo). Fa rumore anche l’esclusione di Evelin Calderara, consigliera di Gallarate dove la Lega vanta il sindaco e il segretario provinciale (Andrea Cassani). La Lega perde anche voti ponderati: dai 23 mila e rotti di due anni fa è passata ai 17.745 di ieri.
Il PD: bene ma non benissimo. Voto: 6
Dire che hanno confermato gli stessi consiglieri che avevano è solo una consolazione. Che non nasconde il fumo che ieri sera usciva dagli occhi dalla segretaria provinciale Alice Bernardoni, la quale scorrendo i numeri ha subito capito che qualcosa nella gestione delle preferenza non era andato per il verso giusto. I dem si perdono per strada, in un colpo solo, un consigliere donna (in consiglio ci sarà una sola quota rosa), la vicepresidenza e la rappresentante di una grande città (Busto) e dell’intera Valle Olona, ovvero più di 150 mila cittadini. Male.
Funzionano i volti nuovi: Fabio Passera che incassa i grandi elettori di Varese città e una barca di preferenze nelle piccole realtà e Stefano Bellaria che fa il pieno nell’area Malpensa. I due sono anche i più votati tra i dem. Il Pd varesino anche a questo giro si dimostra granitico e blinda Michele Di Toro. Idem per il gallaratese Carmelo Lauricella e per la caronnese Alessandra Agostini. In casa dem però c’è chi parla di resa dei conti. È passata la nuttata, ma l’incazzatura per i voti usciti dal recinto democratico. Generosità? Può essere, ma che è stata pagata a caro prezzo. Nota positiva: il PD ha incrementato i voti (27.062) ed è il partito con il maggior peso ponderato di tutto il consiglio.
Il Centrone da 8, ma quanto dura? Giudizio sospeso
Inaspettati i 5 consiglieri. I civici però hanno fatto centro. E anche bingo: hanno pareggiato il numero dei consiglieri a quello del PD; hanno soddisfatto le esigenze e le aspettative dei singoli campanili che formavano la grande parrocchia. Ora però devono tirare giù la maschera e svelare se il progetto di costruire un centro politico era un bluff o qualcosa che può avere le gambe. La sensazione al momento propende per la prima opzione. E gli insider dicono che ogni eletto ha in mano carte per alzare il prezzo con il presidente Magrini. I (più o meno) civici in provincia hanno sempre fatto l’ago della bilancia, ma mai come questa volta hanno in mano le sorti dell’ente.
Sotto i vari campanili poi il dibattito è acceso. E se Italia Viva gongola, in Forza Italia c’è chi ha la piva lunga. E a ragione. Orazio Tallarida ha fatto anche di più di quanto chiesto e a lungo ha accarezzato il sogno di essere l’underdog azzurro. I suoi voti (anche quelli degli altri) li ha presi. Restano però un sacco di rimpianti. Certo il partito ha centrato l’obiettivo di due consiglieri, traguardo non scontato.
Marco Magrini e la maggioranza spinosa
Surf. È ciò che gli servirà. Per lo meno all’inizio sarà una presidenza con qualche ondata pericolosa. Sulla carta la maggioranza c’è (nessuno ha interesse a mandare a casa il presidente), ma va ricucita. A partire dalla distribuzione delle deleghe. La vicepresidenza, ad esempio, rimarrà al PD che ha più voti ponderati di tutti o, con un disegno più ampio, verrà assegnata a un esponente civico? E le deleghe, verranno proposte anche ai forzisti, oppure i Berluscones continueranno a giocare sul filo del rasoio scegliendo di volta in volta come muoversi? La sensazione è che qualcosa non sia andato per il verso giusto e che quindi la navigazione sarà prudente e a vista.
