Elezioni, tutto il mondo è paese. O forse no

Puntualmente, ad ogni tornata elettorale in un grande Paese democratico, si ripete lo stucchevole “giochino” di leggere i risultati con gli occhi di chi è in Italia e con gli schemi della nostra scena politica.

Stavolta il corto circuito del provincialismo è stato ancor più evidente del solito, persino eclatante, per via della inconsueta vicinanza tra le elezioni “politiche” in Francia e nel Regno Unito. Ci si è innamorati, senza soluzione di continuità, la domenica del Nuovo Fronte Popolare francese, un “campo largo” che mette insieme Comunisti, Socialisti, Verdi e l’”indomito” Jean-Luc Melenchon, e il giovedì del rinnovato Labour britannico di Keir Starmer, un leader riformista che ha accantonato il rivoluzionario Jeremy Corbyn e messo alla porta la sinistra radicale ed estremista, accusandola di antisemitismo. Praticamente, visto dall’osservatorio del “nostro” centrosinistra, due modelli diversissimi, ma entrambi a loro modo vincenti.

E se guardiamo al centrodestra non è che lo scenario cambi molto, perché nel Regno Unito a uscire a pezzi è il partito conservatore che fu del populista pro-Brexit Boris Johnson e che fino alla Brexit era alleato in Europa con Fratelli d’Italia, bastonato a destra dall’ultra-populista Nigel Farage (già parlamentare europeo nello stesso gruppo del Movimento 5 Stelle), mentre in Francia il modello vincente è quello della destra “salviniana” di Marine Le Pen che per governare proverà a formare una sorta di alleanza di centrodestra “all’italiana” con i gollisti de Les Republicains. Per continuare nel “giochino” dei paralleli con gli altri Paesi europei bisognerebbe guardare anche alla Germania, dove i socialdemocratici sono alla guida del governo dopo i 16 anni di dominio di Angela Merkel ma alle Europee sono stati doppiati dai “popolari” della CDU-CSU e sorpassati persino dall’estrema destra di AfD. Oppure alla Spagna, dove la tendenza registrata alle ultime elezioni nazionali e a quelle europee è di un ridimensionamento delle ali estreme (Vox a destra e Sumar a sinistra) e di un consolidamento dei partiti tradizionali, Popolari e Socialisti. Insomma, chi ci trova una chiave di lettura è bravo.

L’impressione, in fin dei conti, è che ci sia solo una cosa per cui vale davvero il detto “tutto il mondo è paese”: le elezioni si vincono se si governa bene e se si è in sintonia con il proprio elettorato, per chi si ricandida, e se si hanno credibilità e una piattaforma chiara, se ci si presenta per la prima volta. Vale per le elezioni amministrative di Vizzola Ticino come per le presidenziali americane. Tutto il resto è “panna” da montare per gli opinionisti in cerca di facili ricette e per le tifoserie di questa o di quella parte politica in cerca di conferme.

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